Gaza, l’NCAG si dice pronto a governare l’enclave
Il Comitato nazionale per l’amministrazione di Gaza (NCAG) ha accolto con favore i progressi annunciati venerdì sulla tabella di marcia per la seconda fase della tregua nella Striscia, dichiarandosi pienamente pronto ad assumere la responsabilità della gestione dell’enclave.
“Pronti a governare”.
In un comunicato diffuso su X, il comitato ha definito questo sviluppo una tappa importante per la popolazione di Gaza dopo anni di conflitto, distruzione e incertezza, sottolineando che la priorità ora è tradurre i progressi diplomatici in misure concrete capaci di migliorare la vita quotidiana degli abitanti.
Il NCAG ha affermato di aver completato negli ultimi mesi ampi preparativi istituzionali e operativi per assumere l’amministrazione di Gaza, ripristinare i servizi pubblici essenziali, rafforzare lo stato di diritto, agevolare la distribuzione degli aiuti umanitari e guidare la fase di ricostruzione. Il comitato ha riconosciuto che la ricostruzione dell’enclave rappresenta una sfida di proporzioni enormi, che richiederà un impegno internazionale duraturo, ingenti risorse finanziarie e una stretta cooperazione tra tutti i partner coinvolti.
L’obiettivo dichiarato va oltre la semplice ricostruzione materiale: il comitato punta a costruire una Gaza sicura, stabile e prospera, governata da istituzioni palestinesi legittime, fondata sullo stato di diritto e impegnata a garantire il diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione e alla creazione di uno Stato. “Il popolo di Gaza ha atteso abbastanza a lungo”, ha scritto il comitato, ribadendo la propria disponibilità a collaborare con tutte le parti per portare avanti la ripresa, la ricostruzione e un futuro migliore per la Striscia.
L’annuncio di Trump sul disarmo di Hamas.
Le dichiarazioni del comitato arrivano poche ore dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha reso noto il raggiungimento di un’intesa per il disarmo completo di Hamas e degli altri gruppi armati presenti a Gaza, con un ritiro delle forze israeliane previsto per fasi successive man mano che il processo andrà avanti.
Su Truth Social, Trump ha parlato di un accordo storico raggiunto dal Board of Peace, l’organismo che presiede, definendolo un passo fondamentale verso una pace e una sicurezza durature. Il presidente ha inoltre ringraziato i mediatori di Egitto, Qatar e Turchia per il loro contributo, riconoscendo anche il lavoro del proprio team nel favorire quella che ha descritto come una svolta storica.
Secondo quanto annunciato, l’accordo prevede un’attuazione graduale, con una Forza internazionale di stabilizzazione che opererà a fianco di una nuova polizia palestinese nell’assunzione delle responsabilità di sicurezza sul territorio di Gaza.
Hamas: “Nessun disarmo prima del ritiro israeliano”.
Il quadro appare tuttavia meno lineare di quanto lasci intendere l’annuncio di Washington. Un alto esponente della delegazione negoziale di Hamas, Ghazi Hamad, ha dichiarato venerdì che il movimento non compirà alcun passo verso il disarmo prima che le forze israeliane si siano ritirate dalla Striscia.
In dichiarazioni rilasciate all’emittente qatariota Al Jazeera, Hamad ha collegato la questione del disarmo al ritiro israeliano e alla ricostruzione del territorio, precisando che Israele non avrà alcun ruolo diretto nel processo, il quale sarà invece condotto da un comitato nazionale palestinese. Il negoziatore ha ribadito che Hamas non attuerà misure di disarmo finché Israele non avrà adempiuto ai propri obblighi previsti dall’accordo, definendo i negoziati “difficili e duri” e affermando che l’obiettivo del movimento era ottenere il miglior risultato possibile tutelando al contempo i diritti del popolo palestinese. Anche Hamad ha ringraziato Egitto, Qatar e Turchia per il loro ruolo di mediazione.
Il contesto della tregua.
L’intesa annunciata da Trump si inserisce nel quadro del suo piano in 20 punti per Gaza, sotto la supervisione del Board of Peace da lui presieduto. Il cessate il fuoco è entrato in vigore il 10 ottobre 2025, ma da allora, secondo quanto riportato, le forze israeliane avrebbero continuato a condurre attacchi quotidiani nella Striscia, causando altre vittime, in maggioranza donne e bambini, e ulteriore distruzione.
Nel complesso, secondo i dati riportati dalle fonti citate, il conflitto avrebbe causato finora oltre 73mila morti palestinesi e più di 174mila feriti, distruggendo circa il 90% delle infrastrutture dell’enclave — cifre che, va ricordato, provengono da fonti giornalistiche e non sono state verificate in modo indipendente.
foto hosny salah da Pixabay.com
