Gaza, l’impunità di Israele: altri 73 morti in fila per il cibo e nessuno continua a prendere le distanze da Tel Aviv.
È successo di nuovo. Un altro giorno, un’altra strage. Almeno 73 palestinesi uccisi a Gaza, mentre erano in fila per ricevere aiuti umanitari. Più di 200 i feriti. Una carneficina silenziosa, che non solleva onde mediatiche, non scuote governi, non genera hashtag. Israele colpisce ancora, e nessuno sembra farci caso.
Non un titolo in prima pagina, non un appello d’urgenza dell’ONU. Nessuna indignazione globale, come invece accadde quando, a Bucha, bastò una narrazione mediatica potente per far esplodere l’indignazione planetaria contro la Federazione Russa. Là si parlava di “bambini uccisi dai russi”, oggi si contano decine di corpi — donne, uomini, ragazzini — stesi per terra tra sacchi di farina e sangue rappreso. Ma le immagini non fanno più notizia, e la colpa non smuove coscienze quando è innescata da Tel Aviv e dal suo sanguinario IDF.
Israele sembra dunque avere il raro privilegio di decidere chi può vivere e chi no, senza rischiare sanzioni, stigmatizzazioni o indagini internazionali. Tel Aviv “se ne fotte” pure delle risoluzioni internazionali…
Nel frattempo i tank dell’esercito israeliano avanzano nel cuore della Striscia di Gaza, a Deir al-Balah, mentre i caccia bombardano civili in fila per sopravvivere.
Dal mese di maggio, secondo fonti palestinesi citate da Al Jazeera, oltre 900 persone in cerca di cibo sono state uccise dai tanti “errori”, come dichiarato recentemente da Benjamin Netanyhau, compiuti dall’IDF.
Nel frattempo, dov’è finita la voce dell’Europa che difendeva i diritti umani? Dove le condanne degli Stati Uniti, così pronte quando a sparare era Mosca? Il silenzio è assordante. Le stesse istituzioni che ieri sbandieravano la necessità di processi per crimini di guerra ora tacciono.
L’orrore che si consuma a Gaza, giorno dopo giorno, non trova spazio nei talk-show, nei palinsesti, nei titoli a effetto. Le immagini dei corpi straziati restano chiuse nei circuiti locali, lontane dal grande racconto globale. La morte, qui, è diventata ordinaria. Invisibile. È una vergogna internazionale che non scandalizza più nessuno.
E intanto, Israele uccide. Quando vuole. Dove vuole. Senza mai dover rispondere davvero a qualcuno.
foto hosny salah da Pixabay.com
