Gaza, la fame come arma di guerra.
La crisi umanitaria nella Striscia di Gaza resta al centro dello scontro politico europeo. In un’interrogazione a risposta scritta presentata il 15 luglio 2025, l’eurodeputato João Oliveira (The Left) accusava infatti Israele di utilizzare la fame come strumento di aggressione contro la popolazione palestinese, chiedendo alla Commissione Ue misure concrete di pressione politica, garanzie sull’accesso agli aiuti umanitari e l’attivazione di meccanismi di responsabilità internazionale.
Secondo Oliveira, dopo la violazione del cessate il fuoco avvenuta a marzo, Israele avrebbe intensificato il blocco su Gaza, aggravando una situazione già drammatica. I dati citati nell’interrogazione fanno riferimento alla classificazione FAO sulla sicurezza alimentare: l’intera popolazione della Striscia si troverebbe in una condizione di crisi alimentare acuta, con metà degli abitanti in emergenza umanitaria e circa 470 mila persone (quasi un quarto della popolazione) al livello più estremo, quello di carestia/catastrofe umanitaria. Un quadro che colpisce in modo sproporzionato bambini, neonati e lattanti, esposti a forme gravi di malnutrizione.
Da qui le richieste alla Commissione: esercitare pressioni su Israele affinché cessi le violazioni del diritto internazionale; garantire che gli aiuti umanitari possano essere forniti senza ostacoli da UNRWA, dalla Mezzaluna Rossa e da altre agenzie ONU; valutare iniziative per chiamare Israele a rispondere dell’uso della fame come arma, anche davanti alla Corte internazionale di giustizia.
La posizione della Commissione.
Nella risposta, l’Esecutivo europeo ha richiamato le conclusioni del Consiglio europeo del 23 ottobre 2025, che hanno accolto con favore l’accordo sulla prima fase di un Piano complessivo per porre fine al conflitto a Gaza. Bruxelles sottolinea di aver chiesto accesso immediato, sicuro e senza impedimenti agli aiuti umanitari e una loro distribuzione continuativa su larga scala in tutta la Striscia, ribadendo la necessità che le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie possano operare in modo indipendente e imparziale.
L’UE afferma inoltre di continuare a sostenere gli sforzi di pace e di lavorare con i partner internazionali per i prossimi passi, impegnandosi a facilitare la consegna rapida e sicura degli aiuti anche attraverso il corridoio marittimo da Cipro, a integrazione delle rotte terrestri.
Sul fronte delle responsabilità, la Commissione ha aggiunto che nell’ambito del regime globale di sanzioni UE per i diritti umani, sono già state adottate misure restrittive contro individui ed entità responsabili di gravi violazioni a livello mondiale. In particolare, nel luglio 2024 l’UE ha inserito nella lista sanzionatoria l’organizzazione israeliana Tsav 9, accusata di aver bloccato in modo sistematico i camion di aiuti diretti a Gaza, inclusi cibo, acqua e carburante. Le misure prevedono divieti di viaggio, congelamento dei beni e il divieto di mettere fondi o risorse economiche a disposizione dei soggetti colpiti.
Resta però una distanza evidente tra la gravità delle accuse politiche sollevate e la risposta istituzionale europea. Mentre l’emergenza alimentare a Gaza viene descritta come una catastrofe senza precedenti, l’azione dell’UE continua a muoversi lungo il crinale di appelli umanitari e sanzioni circoscritte, evitando per ora un confronto diretto sulle responsabilità statali. Un equilibrio fragile, che mantiene aperto il dibattito su quanto l’Europa sia disposta a spingersi oltre le dichiarazioni per affrontare una crisi che, secondo molti osservatori, non è più solo umanitaria ma profondamente politica e giuridica.
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