Gaza e sanzioni a Israele. L’UE resta divisa. Kallas: “Non siamo in grado di chiudere neanche sull’Horizon Europe”.
All’arrivo al meeting informale dei ministri degli Esteri, l’Alto Rappresentante Kaja Kallas ha tracciato un quadro chiaro e preoccupante circa la capacità di pressione internazionale dell’Ue: entità sempre meno capace di parlare con una voce sola sul dossier Israele-Gaza e di dare sostanza alle condanne più volte espresse verso la “scellerata condotta” del governo di Tel Aviv.
La concreta possibilità di adottare sanzioni efficaci, come evidenziato dall’esponente estone della Commmissione von der Leyen, appare, di fatto, “sempre più lontana”: “Non sono molto ottimista. Anche l’opzione più morbida che proponiamo, relativa alla partecipazione israeliana al programma Horizon Europe, non raccoglie la maggioranza qualificata. Oggi non adotteremo decisioni”, ha ammesso Kallas.
Il problema, secondo l’Alto Rappresentante, è la profonda divisione tra i 27 Paesi UE. “Quando siamo divisi, perdiamo voce sulla scena globale. È un problema serio”, ha sottolineato, evidenziando come calcoli nazionali e interessi particolaristici continuino a prevalere su questioni di diritto internazionale e responsabilità morale.
Il risultato è un’Unione Europea che, pur proclamando grandi principi, si trova priva di autorevolezza e di capacità di pressione su tutti gli scenari geopolitici.
In sintesi, mentre l’IDF israeliano continua a mietere vittime lungo la Striscia di Gaza, l’UE si conferma un gigante dai piedi di argilla, incapace di trasformare le sue condanne in azioni credibili.
