13 Aprile 2026
Sardegna

Gasolio agricolo a 1,577 euro al litro. L’agricoltura sarda verso lo stop?

Il gasolio agricolo oggi costa 1,497 euro al litro. A fine settimana è previsto a 1,577 euro. Per gli agricoltori e gli allevatori sardi, non si tratta di una statistica: è la cifra che rischia di mettere la parola fine a decenni di attività.

A lanciare l’allarme è il Centro Studi Agricoli, con un intervento a firma del presidente Tore Piana e del vicepresidente Stefano Ruggiu, che definiscono la situazione ormai insostenibile. Lavorazioni dei campi, gestione delle stalle, raccolti e trasporti: ogni fase del ciclo produttivo è ormai gravata da costi che il mercato non riesce a compensare. Il comparto primario, denunciano, è allo stremo.

Un’isola penalizzata due volte.

La Sardegna sconta una condizione strutturalmente svantaggiata rispetto al resto del Paese. I costi logistici e produttivi sono già più elevati della media nazionale, per ragioni geografiche che non dipendono dalle scelte degli operatori. In questo contesto, ogni aumento del prezzo del carburante colpisce le imprese agricole e zootecniche dell’isola con un’intensità proporzionalmente maggiore rispetto a quelle continentali.

Eppure, sottolineano Piana e Ruggiu, mentre altri settori dell’economia beneficiano di misure di sostegno e annunci di interventi governativi, agricoltura e allevamento continuano a restare fuori da qualsiasi misura dedicata. Un’esclusione che appare tanto più ingiustificabile se si considera il ruolo strategico del comparto primario per l’economia isolana e per la sicurezza alimentare del territorio.

Le richieste alla Regione.

Il Centro Studi Agricoli non si limita a denunciare: chiede risposte concrete e le chiede subito. Nel mirino c’è in primo luogo la Regione Autonoma della Sardegna, e in particolare l’Assessorato regionale dell’Agricoltura, cui viene chiesto di farsi portavoce presso il Governo italiano con un mandato preciso: ottenere una riduzione immediata del costo del gasolio agricolo, ripristinare e rafforzare la riduzione delle accise per uso agricolo, e attivare misure strutturali a tutela del comparto.

Non richieste generiche, dunque, ma un programma d’azione in tre punti che l’associazione giudica non più rinviabile. “La Regione Sardegna deve assumere una posizione politica forte e pretendere risposte immediate da Roma”, scrivono Piana e Ruggiu.

Senza un intervento rapido e concreto, avvertono i firmatari, molte aziende agricole e zootecniche sarde saranno costrette prima a fermarsi e poi a chiudere definitivamente. Una prospettiva che non riguarda solo le singole imprese, ma l’intero tessuto produttivo e sociale di un’isola in cui l’agricoltura e la pastorizia non sono semplici attività economiche, ma elementi identitari e presidio del territorio.