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Gas russo, Vannacci: “L’Ue parla con due voci: divieto per gli Stati membri, via libera per l’Ucraina”.

Le notizie secondo cui l’Ucraina avrebbe aumentato le proprie importazioni di gas russo fino a 570 milioni di metri cubi — pari al 70% del totale — sollevano nuove tensioni nel dibattito europeo sull’energia. Mentre Bruxelles continua a criticare alcuni Stati membri per la loro dipendenza dal gas di Mosca, arrivando addirittura a “felicitarsi” per l’accordo raggiunto dai co-legislatori europei per lo stop alle importazioni dalla Russia, Kiev, che chiede agli stessi governi europei di non utilizzare combustibili russi, lo acquista indirettamente grazie a fondi e garanzie finanziarie dell’Unione.

Un’apparente contraddizione che ha spinto l’eurodeputato Roberto Vannacci a chiedere chiarimenti formali alla Commissione. Il paradosso è evidente: da un lato l’Ue ha annunciato l’intenzione di porre fine alle importazioni di gas e petrolio russi entro il 2028; dall’altro l’Ucraina — sostenuta da 170 miliardi di euro di aiuti europei dall’inizio della guerra — continua, pur in modalità indiretta, a utilizzare gas proveniente dall’aggressore da cui cerca di difendersi.

Vannacci, quindi, solleva due domande centrali: “Come giudica la Commissione il fatto che l’Ucraina utilizzi fondi Ue per acquistare gas russo, mentre agli Stati membri — che non sono in guerra con Mosca — viene chiesto di rinunciare a tali forniture, con pesanti ricadute economiche per famiglie e imprese? Quali misure intenda adottare Bruxelles per risolvere quella che definisce una evidente incoerenza nella politica energetica europea?”.

    A nome della Commissione europea, il commissario Jørgensen ha provato a “ricostruire il contesto dell’emergenza energetica ucraina”: “Dall’inizio dell’invasione su larga scala, la Russia ha colpito ripetutamente infrastrutture civili, provocando la perdita di due terzi della capacità di generazione elettrica del Paese. Solo nel 2025 Kiev ha dovuto importare oltre 4,6 miliardi di metri cubi di gas per prepararsi alla stagione invernale, una cifra destinata ad aumentare a seguito degli ultimi attacchi di ottobre”.

    Esecutivo europeo che ha sostenuto che l’Ucraina avrebbe chiuso i rubinetti alle importazioni di gas russo già dal 2015: “Bruxelles rivendica che le garanzie europee a sostegno degli acquisti di gas ucraini prevedono esplicitamente l’esclusione di forniture russe, e ricorda che Kiev ha interrotto le importazioni dirette da Mosca già nel 2015, rifornendosi tramite flussi inversi dagli Stati Ue. Inoltre, attraverso l’iniziativa AggregateEU, la Commissione ha cercato di favorire una diversificazione reale delle fonti”.

    Sul piano strategico, la Commissione ha poi dichiarato che la linea europea resta coerente: porre fine alla “strumentalizzazione dell’energia” da parte del Cremlino tramite il piano REPowerEU. In quest’ottica, l’Ue sta negoziando misure per chiudere il mercato europeo al gas russo, sia nei contratti attuali che in quelli futuri, mentre il 19º pacchetto di sanzioni ha già introdotto il divieto di importare GNL russo.

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