Futuro Nazionale, al via la prima assemblea regionale in Sardegna: Simoni: “Il movimento di Vannacci struttura la propria presenza nell’isola”
“Abbiamo oltre 2.000 iscritti e 10 comitati costituenti nell’Isola in vista dell’assemblea di Roma. A livello nazionale contiamo oltre 59.000 iscritti, e contiamo di arrivare presto a 70.000. Numeri che testimoniano il crescente gradimento verso uturo Nazionale”. A dichiararlo, nel corso della prima Assemblea Regionale del partito di Roberto Vannacci, è il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni. “Sono qui per suggellare questi risultati e rilanciare uno dei nostri temi fondamentali: salvaguardare l’Italia”.
“Essere qui è una grande emozione. Ho vissuto in Sardegna per tre anni e ritrovarmi con gli amici dell’Isola è per me molto importante. Lo stesso generale Vannacci ha qui un pezzo di cuore. Si è creato un grande entusiasmo attorno al nostro progetto, fatto di spontaneità autentica. In Sardegna questo lo tocco con mano in modo concreto”.
Sulle amministrative di giugno: “Abbiamo lasciato piena libertà ai nostri. Alcuni amici hanno voluto cimentarsi indipendentemente da Futuro Nazionale, come nel caso di Sestu, e a loro va tutto il nostro sostegno. Aspetteremo, però, il 2027 per presentare nostre liste autonome e valuteremo le alleanze di volta in volta: non vogliamo lasciare il Paese alla sinistra. Se il governo riterrà di venire incontro alle nostre posizioni, siamo pronti al confronto. Ma non ci spaventa correre da soli”.
Premesse per affrontare il tema delle prossime elezioni regionali del 2029 nell’Isola: “A settembre comunicheremo le nostre posizioni e valuteremo i nostri candidati e le possibili alleanze”.
Dalla Sardegna Simoni ha poi confermato alcuni punti di politica internazionale, cari a Futuro Nazionale: “Dobbiamo difendere il nostro made in Italy e le nostre industrie, continuamente svendute a Paesi stranieri, come nel caso di Italiana Petroli. Questo non è più tollerabile. Sulla questione ucraina la nostra posizione è chiara: stop alla guerra. Sono morti oltre 600.000 giovani ucraini. Il conflitto – prosegue – va fermato: Kiev non può vincere militarmente e bisogna trovare una linea d’intesa, che non si raggiunge continuando a inviare armi. Come si possono destinare miliardi di euro all’Ucraina quando in Italia esistono problemi urgenti come la sanità, la tenuta del sistema previdenziale e la disoccupazione dei nostri giovani?”.
Non è mancata poi la replica verso i detrattori del parito che animano le diverse realtà del centrodestra italiano: “Non vogliamo consegnare il Paese alla sinistra ma il governo deve ritornare ai valori originari. In caso contrario non si potrà che perdere il prossimo appuntamento elettorale del 2027. Un chiaro segnale – conclude Simoni – si è avuto con l’ultimo referendum sulla giustizia, dove oltre 2 milioni di elettori del centrodestra hanno votato No”.
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