14 Agosto 2026
Sardegna

Fumo: più diffuso tra chi ha minore istruzione o difficoltà economiche. Allarme “policonsumo” tra i giovanissimi.

L’arrivo sul mercato di sigarette elettroniche, dispositivi a tabacco riscaldato e bustine alla nicotina ha interrotto il calo storico dei fumatori in Italia. A lanciare l’allarme è l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) in vista della Giornata Mondiale senza Tabacco del 31 maggio, con dati che fotografano una vera emergenza sanitaria, soprattutto tra i più giovani. Oggi quasi 4 studenti su 10 delle scuole superiori fanno uso di prodotti contenenti nicotina, spesso in combinazione tra loro: un fenomeno definito dagli esperti “policonsumo”, in preoccupante crescita.

Secondo i dati del Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’ISS, l’uso di sigarette, dispositivi a tabacco riscaldato e sigarette elettroniche inizia già tra gli 11 e i 13 anni (7,5%), ma esplode nella fascia 14-17 anni, dove tocca il 37,4%. Sorprende anche la differenza di genere: nelle scuole superiori le ragazze superano i coetanei maschi nel consumo (42,1% vs 32,2%).

Il dato più allarmante riguarda però il policonsumo. Nel 2025, il 70,7% degli studenti delle superiori utilizza più di un prodotto da fumo, quasi il doppio rispetto al 2022. Tra i prodotti emergenti spiccano le bustine di nicotina, provate dall’8,2% degli adolescenti, il doppio rispetto all’anno precedente.

Il consumo non è più occasionale: tra i 14-17enni, oltre il 40% fuma sigarette tradizionali per più di 20 giorni al mese. Stesso trend per e-cig e dispositivi a tabacco riscaldato (rispettivamente 35,9% e 34,8%).

“La precocità dell’approccio al fumo e la normalizzazione del consumo a scuola – afferma Simona Pichini, responsabile del Centro Nazionale Dipendenze – rendono urgente intervenire con azioni mirate, soprattutto nella fase delicata del passaggio tra scuola media e superiore.”

Nonostante i divieti, l’acquisto è semplice: molti minorenni riferiscono di non aver ricevuto alcun rifiuto all’acquisto, soprattutto per le sigarette elettroniche (62,6% tra gli 11-13enni, 58% tra i 14-17enni). Preoccupante anche il ruolo della famiglia: quasi uno studente su due tra i più grandi dichiara che i genitori sono a conoscenza dell’abitudine al fumo o svapo.

Anche tra gli adulti, la diffusione dei nuovi dispositivi ha invertito il trend in discesa dei fumatori. Secondo le sorveglianze PASSI e PASSI d’Argento, il 24% degli italiani tra i 18 e i 69 anni fuma regolarmente. Il dato rimane stabile, ma maschera un cambiamento profondo: cala l’uso esclusivo di sigarette tradizionali, cresce quello misto con dispositivi elettronici.

Nel 2023-2024, il 5% degli adulti è un policonsumatore e un altro 4% utilizza solo dispositivi elettronici, pur non essendo mai stato fumatore o avendo smesso da tempo. Un fenomeno che – come evidenzia Maria Masocco, responsabile scientifico della sorveglianza PASSI – mantiene stabile l’esposizione della popolazione ai rischi da nicotina e inalazione di sostanze tossiche.

Dal 2014 a oggi, i fumatori esclusivi di sigarette tradizionali sono scesi dal 25% al 18%, ma i policonsumatori sono più che triplicati (dall’1,5% al 4,8%) e gli utilizzatori esclusivi di e-cig o HTP sono passati dallo 0,4% al 4%.

Il fumo tradizionale resta più diffuso tra gli uomini (28% vs 20%) e tra chi ha minore istruzione o difficoltà economiche. Campania, Molise e Umbria guidano la classifica regionale dei fumatori. L’uso dei dispositivi elettronici, invece, è più trasversale, con picchi tra i giovani (18-24 anni), e una sorprendente prevalenza femminile nell’uso del tabacco riscaldato.

Nel 2023-2024, un terzo dei fumatori ha tentato di smettere, ma solo il 12% ci è riuscito. La maggior parte lo ha fatto senza ausilio (64%). Le chiamate al Telefono Verde contro il fumo sono in calo: 6.497 nel 2024 contro le 6.931 del 2023, anche se aumentano quelle per chiedere informazioni sui nuovi prodotti. I centri antifumo restano 223, concentrati soprattutto al Nord.

Il rispetto del divieto di fumo nei luoghi di lavoro raggiunge il 95%, anche se resta più basso nel Sud Italia. Meno confortanti i dati sul fumo in casa: l’11% degli intervistati lo ammette in ambito domestico, percentuale solo leggermente più bassa (8%) nelle famiglie con bambini.

“I nuovi dispositivi hanno modificato profondamente il panorama del consumo di nicotina in Italia – avverte il presidente dell’ISS, Rocco Bellantone – e rappresentano una sfida complessa per la salute pubblica, soprattutto a causa del policonsumo. I rischi non sono più limitati alla combustione del tabacco, ma includono dipendenza e inalazione di sostanze potenzialmente tossiche”.