Fuga di cervelli dalla Sardegna: il M5S presenta una legge senza soldi e senza idee
Dal lontano 1999, anno dell’approvazione dell’ultima legge per le politiche giovanili della Sardegna, in Consiglio regionale si inseguono i tentativi estemporanei (e poco convinti) di legiferare in materia di inclusione dei giovani sardi. Nella legislatura “sfigatissima” di Christian Solinas si registro la Pl 182 – primo firmatario Fausto Piga -, morta nel lungo iter della commissione Seconda e mai arrivata in Consiglio per la discussione finale. Oggi, la XVII legislatura del “governo dei milgiori” ci riprova con una legge ancora peggiore e senza costrutto: la Pl 201 presentata dal gruppo M5S. Ormai “un nome una garanzia!”.
Nelle premesse della proposta è immancabile il solito elenco di problemi, mentre manca quello delle soluzioni per contrastare le dinamiche perverse che si pongono nella transizione dalla vita giovanile a quella adulta per i giovani sardi.
Il gruppo M5S in Consiglio regionale , espressione diretta del partito della presidente Alessandra Todde, ha ritenuto, anch’esso, di dover scoprire l’acqua calda con una proposta di legge depositata il 30 aprile scorso, intitolata “Misure per l’attrazione, valorizzazione, mobilità circolare e permanenza dei talenti in Sardegna”. Dieci articoli. Nessuno stanziamento finanziario. E un impianto concettuale che fatica a distinguersi da un buon elaborato universitario rimasto nel cassetto.
Il coraggio di ammettere il problema senza avere il coraggio di risolverlo.
La parte più onesta della proposta è paradossalmente quella che la affossa. Nelle premesse, i proponenti stessi certificano con dovizia di dati quello che la Sardegna vive da decenni: emigrazione giovanile strutturale, domanda di lavoro qualificato quasi inesistente, salari da prefisso telefonico, sistema produttivo incapace di assorbire competenze. Un atto d’accusa impietoso contro… se stessi. Perché il centrosinistra governa la regione da due anni, e in due anni , al netto di qualche comunicato stampa dell’assessorato al Lavoro, delle periodiche uscite dell’ASPAL e delle dichiarazioni della presidente Todde non sempre coerenti con la propria azione di governo , sul fronte dell’inclusione sostanziale dei giovani si è visto ben poco. Qualche delibera di giunta da 200mila euro qua e là, il classico contentino da elargire con l’emendamento puntuale in assestamento di bilancio o in manovra finanziaria.
Il centrosinistra sardo, nella sua versione 2024-2026, si è rivelato fedele alla propria tradizione: politiche calate dall’alto, erogazione di prebende quando va bene, e quando va male gestione degli spin-off partitici che popolano l’ecosistema del “campo largo”. L’inclusione, quella vera, quella che crea lavoro e trattiene talenti, non pervenuta.
La legge del 1999 e i 5.000 euro di oggi.
C’è un dettaglio che vale più di mille analisi. La proposta di legge, nelle sue premesse, si pregia di raccordarsi con “le politiche giovanili e gli strumenti di programmazione esistenti”. Peccato che l’ultima legge regionale organica sulle politiche giovanili risalga al 1999 , quando questi giovani consiglieri probabilmente frequentavano le medie , e mettesse in campo la “cifra monstre” di 10 milioni di lire, equivalenti a circa 5.000 euro di oggi. Da allora, in materia di politiche giovanili strutturate, la Sardegna ha fatto poco o nulla. Meno di quanto si sia fatto, probabilmente, per la valorizzazione del mandorlo sardo.
Richiamarsi a strumenti di programmazione che non esistono o sono mummificati nel secolo scorso non è una svista: è una metafora perfetta dell’approccio.
Una legge senza soldi: le nozze coi fichi secchi.
Veniamo al cuore del problema. L’articolo 9 della proposta , quello sulla norma finanziaria , è un piccolo capolavoro di cinismo istituzionale: “Dall’attuazione della presente legge non devono derivare nuovi o maggiori oneri per il bilancio regionale. Le amministrazioni interessate provvedono alle attività previste con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente”.
Traduzione: zero euro. Niente. E con questo nulla si vorrebbe costruire un modello di governance multilivello che comprende un’agenda strategica triennale, un nucleo tecnico regionale, un’alleanza per lo sviluppo dei talenti, sportelli territoriali, un portale multilingue, programmi di matchmaking, iniziative di networking, residenze attive nei borghi, misure di incentivazione fiscale, collaborazioni con università e centri di ricerca europei, e così via per una decina di articoli.
Giovani consiglieri che conoscono il problema ma propongono la solita burocrazia.
Quello che lascia più perplessi , e qui la critica si fa più puntuta , è che tra i firmatari della proposta figurano giovani consiglieri al secondo mandato che, a guardare i curricula, hanno vissuto sulla propria pelle le difficoltà di inserimento lavorativo nell’isola. Persone che il problema lo conoscono dall’interno, non dai report della Commissione europea. Eppure la risposta che hanno scelto è la più scontata possibile: un organo di coordinamento, un nucleo tecnico, un’alleanza di stakeholder, un piano di comunicazione. La burocrazia come risposta alla mancanza di burocrazia, in un territorio che già annaspa sotto il peso di strutture amministrative sovrapposte e inefficienti.
Sorge spontanea una domanda: con quali interlocutori qualificati , imprenditori, organizzazioni qualificate, youth worker, startupper, professionisti rientrati o in procinto di farlo , i proponenti si sono confrontati prima di scrivere questa legge? Quali esperienze concrete, quali buone pratiche europee già funzionanti, quali modelli stranieri replicabili emergono dal testo?
Il M5S sardo: dal Vaffa al “favorire l’integrazione tra politiche”.
C’era una volta un movimento che si vantava di essere alternativo alla casta, di portare competenze fresche, di rompere con la politica dei vecchi partiti. In Sardegna, nel 2026, quella stagione sembra lontanissima. La proposta di legge sui talenti , nel suo impianto, nel suo linguaggio da manuale di programmazione europea, nella sua totale mancanza di copertura finanziaria e di visione concreta , è la fotografia di un partito che si è perfettamente integrato nelle logiche che diceva di voler combattere.
Si può costruire una politica seria per trattenere i giovani sardi con proposte di legge (senza contare i tempi per la discussione in Aula) che non stanziano risorse? Si possono proporre “le nozze coi fichi secchi” in un contesto già logorato da decenni di disillusione? La risposta, purtroppo, è no. E i giovani che ogni anno caricano i bagagli lo sanno benissimo anche senza aver letto la proposta di legge.
