Fuga dei giovani, Eurispes: l’Italia perde 34.700 under40 ogni anno e 1,7 miliardi di PIL
L’Italia è un caso anomalo in Europa. Non un semplice Paese che soffre di emigrazione giovanile, ma una realtà strutturalmente malata, capace di offrire ai propri laureati condizioni peggiori di Bulgaria, Polonia e Croazia. È questo il quadro impietoso che emerge dall’analisi comparativa dell’Eurispes su 22 (su 27) Paesi dell’Unione europea, costruita su 16 indicatori armonizzati nel periodo 2016-2023.
I numeri sono eloquenti: tra il 2019 e il 2023, il saldo migratorio netto nella fascia 20-39 anni ha registrato 294.606 partenze e soli 120.884 rientri, con una perdita netta di 173.722 giovani, circa 34.700 l’anno. Una emorragia silenziosa che si traduce in 1,66 miliardi di euro di PIL bruciati ogni anno, 22.000 lavoratori mancanti e quasi 189 milioni di mancato gettito fiscale e contributivo annuo. Proiettando i dati al 2050, il conto demografico potrebbe arrivare a 1,13 milioni di persone mancanti.
Il paradosso italiano, secondo l’Eurispes, non è congiunturale ma strutturale. Il tasso di occupazione dei neolaureati si ferma al 58,9%, contro l’oltre 80% dei paesi in convergenza dell’Est Europa. Il reddito mediano reale, invece di crescere, si contrae: indice 97 per l’Italia, contro 132 dei paesi emergenti orientali. “Un segnale di impoverimento strutturale delle famiglie che non ha equivalenti nel campione considerato”, si legge nella ricerca.
Il risultato è che l’Italia forma da sola un cluster a parte nell’analisi europea: un Paese con PIL da economia avanzata e condizioni per i giovani da periferia del continente.
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