17 Marzo 2026
PoliticaSardegna

Fuga dei cervelli, il Pd accusa il governo. Ma il conto dei giovani persi pesa anche sul centrosinistra

Ancora un affondo contro il governo da parte del Partito Democratico sul tema della fuga dei giovani dal Sud. Stavolta a intervenire è il senatore Marco Meloni, che commentando i dati di SVIMEZ e Save the Children denuncia un’emorragia demografica e formativa che dal 2002 al 2024 avrebbe sottratto al Mezzogiorno oltre mezzo milione di giovani, di cui circa 270 mila laureati. Un quadro allarmante, soprattutto per le donne, che – sottolinea Meloni – rappresentano la parte più qualificata e più penalizzata della diaspora meridionale.

Un’analisi che, nei numeri, difficilmente può essere contestata. Più discutibile, però, appare la narrazione politica che accompagna l’ennesimo attacco all’Esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Perché se oggi si parla di “fuga dei cervelli”, bisognerebbe ricordare che il fenomeno non nasce certo oggi: è il risultato di almeno quindici anni di politiche intermittenti, durante i quali in Sardegna, per esempio, il Partito Democratico è stato per ben due volte forza di maggioranza senza produrre alcuna politica disruptive per i giovani sardi.

La critica al governo rischia così di suonare come una memoria selettiva. In oltre una decade di presenza ai vertici istituzionali, le politiche strutturali per i giovani sono rimaste episodiche, spesso limitate a interventi simbolici per non dire autoreferenziali e di scarso impatto. Anche a livello regionale, al netto di qualche proposta di legge dal sapore più propagandistico che concreto — rimasta spesso ferma prima della discussione finale in Consiglio regionale — il bilancio appare modesto: iniziative estemporanee a partire dai progetti spot come i vari “Talent Up”, Foodss, Rural Trainer o iniziative altrettanto fallimentari sostenute per foraggiare il solito “piccolo mondo antico sardo”, fino ad arrivare agli strumenti mai adottati per incidere su occupazione qualificata, salari e prospettive di lungo periodo nell’isola (ad oggi, con il centrosinistra al Governo, neanche i bandi contro lo spopolamento sono stati pubbblicati).

Restano le politiche sul diritto allo studio, certamente rafforzate negli anni, ma già previste da tempo e incapaci da sole di fermare l’emorragia di competenze verso il Nord e l’estero. Un risultato che alimenta oggi una contraddizione politica evidente: chi governa oggi viene accusato di non fare abbastanza, mentre chi ha governato a lungo fatica a spiegare cosa non abbia funzionato quando aveva la responsabilità diretta delle scelte. La solita “bassa politica” che ormai ha portato il Paese alla rassegnazione e agli attuali livelli di astensionismo.

Il paradosso è che lo scontro politico rischia di oscurare il punto centrale: la fuga dei giovani non appartiene a una sola stagione di governo, ma rappresenta il fallimento condiviso della classe dirigente italiana.