Fondo europeo per la difesa: dubbi sull’accesso di Israele a tecnologie sensibili attraverso l’Intracom Defense.
Fare chiarezza sulla possibile acquisizione di tecnologie strategiche da parte di Paesi terzi nell’ambito dei progetti finanziati dal Fondo europeo per la difesa (EDF): è quanto ha chiesto recentemente alla Commissione europea l’eurodeputato Marc Botenga (gruppo The Left).
L’iniziativa nasce dalle rivelazioni dei consorzi giornalistici Investigate Europe e Reporters United, secondo cui Intracom Defense, azienda greca beneficiaria di fondi europei per lo sviluppo della difesa, risulterebbe controllata dal 2023 dalla Israel Aerospace Industries (IAI), colosso pubblico dell’industria militare israeliana. Secondo i dati finanziari di Intracom, IAI detiene il 94,5% delle azioni e il 100% dei diritti di voto della società.
Uno scenario, tra i tanti in Ue, che solleva interrogativi sulle garanzie di sicurezza e riservatezza delle tecnologie sviluppate con finanziamenti dell’UE, soprattutto nel contesto del progetto ACTUS, in cui Intracom Defense è direttamente coinvolta.
Nel rispondere ad analoghe preoccupazioni in passato, la Commissione ha ribadito che le norme del Fondo europeo per la difesa vietano la partecipazione di soggetti controllati da governi extra-UE che possano esercitare un’influenza sulle attività progettuali, tanto durante lo sviluppo quanto successivamente.
Tuttavia, la portata concreta di queste misure di controllo e il loro potere effettivo di prevenzione restano oggetto di dibattito politico e istituzionale. L’interrogazione punta i riflettori sul rischio che risorse e know-how strategici dell’Unione possano essere indirettamente trasferiti a soggetti esterni, in violazione dello spirito e degli obiettivi del programma europeo per la difesa.
foto courtesy of ADF CPL Michael Rogers
