Fondo esdebitazione incapienti: le associazioni dei consumatori sollecitano il decreto del Governo
Sette associazioni dei consumatori , Codici, Adusbef, Assoutenti, Casa del Consumatore, ConfConsumatori, iConsumatori e Lega Consumatori , tornano a puntare i riflettori sul Fondo per l’esdebitazione degli incapienti, la misura pensata per aiutare i soggetti sovraindebitati privi di risorse ad accedere alla procedura di “fresh start”. Con una nota congiunta, le sigle hanno denunciato il ritardo nell’adozione del decreto attuativo e hanno inviato una lettera formale a Ministero della Giustizia, Ministero dell’Economia e delle Finanze e Presidenza del Consiglio.
Il provvedimento, di competenza del Dicastero di via Arenula di concerto con il MEF, avrebbe dovuto stabilire criteri, condizioni e modalità di accesso al Fondo, che copre le spese procedurali e i compensi degli organismi di composizione della crisi (OCC). Il termine fissato era il 2 marzo 2025, ma ,— secondo quanto risulta dalla banca dati della Presidenza del Consiglio , il decreto non è stato ancora adottato.
Le conseguenze per i soggetti più fragili.
Le associazioni parlano di un “evidente e concreto pregiudizio” per i debitori più deboli: persone che, pur avendo astrattamente diritto all’esdebitazione perché incapaci di offrire alcuna utilità ai creditori, non riescono a sostenere nemmeno i costi minimi per avviare la procedura. Senza il decreto attuativo, sottolineano, una misura di protezione sociale voluta dal legislatore rischia di restare “una previsione meramente programmatica”, priva di reale accessibilità.
Le sigle ricordano che l’esdebitazione dell’incapiente non è un condono generalizzato, ma uno strumento eccezionale e sottoposto a controllo giudiziale, riservato al debitore persona fisica meritevole e privo di mezzi. Proprio per questo il Fondo dovrebbe garantire che l’accesso alla procedura non resti appannaggio di chi già dispone delle risorse per sostenerne i costi.
Tra le categorie più esposte, secondo le associazioni, figurano famiglie sovraindebitate, consumatori insolventi, ex piccoli imprenditori, lavoratori precari, disoccupati e persone in condizioni di grave marginalità economica: proprio i destinatari per cui la norma era stata pensata.
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