17 Agosto 2026
Europa

Fondi UE per gli sfollati ucraini: mancano tracciabilità e controlli. La risposta di Fitto non dissipa i dubbi

Permangono le zone d’ombra che avvolgono la gestione dei fondi europei destinati a sostenere gli sfollati ucraini negli Stati membri, sollevando dubbi – se mai ve ne fosse necessità – sulla reale tracciabilità di somme ingenti mobilitate dall’Unione.

A puntare ancora il faro sui cosiddetti coni d’ombra dell’Ue è stato l’eurodeputato spagnolo Jorge Buxadé Villalba (Patrioti per l’Europa) che ha ricordato, con il proprio atto ispettivo, come, all’inizio della guerra tra Russia e Ucraina, l’UE avesse reso disponibili 193,3 miliardi di euro per Kiev, di cui 17 miliardi teoricamente destinati agli Stati membri per il sostegno ai profughi in fuga dal conflitto : una cifra pari a tre volte quanto la Spagna riceve ogni anno dalla politica agricola comune.

Un dettaglio non secondario, sottolineato dallo stesso parlamentare, è che tali fondi non sono mai stati stanziati come risorse aggiuntive dirette: agli Stati membri è stato semplicemente concesso di riallocare somme già previste da altri capitoli di bilancio, come i fondi di coesione 2014-2020 e il programma REACT-EU. In altre parole, non nuova finanza, ma redistribuzione di risorse già esistenti.

Da qui le tre domande poste alla Commissione: quanto la Spagna ha effettivamente certificato di aver riallocato tra il 2022 e il 2025 per gli ucraini sfollati; quali importi complessivi sono stati riallocati dagli altri Stati membri; e quali meccanismi di tracciabilità la Commissione abbia messo in campo per monitorare la destinazione finale di questi fondi.

Una risposta che lascia più domande che certezze.

Nella replica del vicepresidente Raffaele Fitto, l’esecutivo comunitario ha confermato che la politica di coesione ha sostenuto “un’ampia gamma di misure legate alla migrazione”, grazie a una maggiore flessibilità di finanziamento introdotta con appositi regolamenti per i rifugiati in Europa.

Colpisce, tuttavia, la sproporzione tra i numeri citati da Fitto e la cifra di partenza menzionata dall’interrogante: dei 17 miliardi di euro teoricamente indicati come disponibili per gli sfollati, la risposta della Commissione ne rendiconta in modo puntuale solo una frazione, lasciando in sospeso la domanda più diretta , quanto la Spagna abbia effettivamente certificato di aver speso , a cui non viene fornita una cifra precisa, ma solo un dato aggregato relativo alla liquidità resa disponibile.

Il nodo della tracciabilità: parole rassicuranti, poca sostanza.

Sul fronte più delicato, quello dei meccanismi di controllo, la risposta della Commissione appare ancora più generica: si parla di un “monitoraggio regolare” basato sui dati programmatici trasmessi dagli stessi Stati membri, di indicatori comuni di output e di relazioni finali di attuazione in cui i Paesi avrebbero dovuto spiegare come sono stati soddisfatti alcuni requisiti collegati ai regolamenti CARE. Viene citata anche una generica “valutazione ex post” sulla crisi dei rifugiati ucraini.

Si tratta, nella sostanza, di un sistema di autocertificazione: sono gli stessi Stati membri a fornire i dati sul proprio operato, senza che emerga con chiarezza l’esistenza di un audit indipendente e sistematico condotto direttamente da Bruxelles. Un impianto che rischia di somigliare, più che a un reale controllo di tracciabilità, a un esercizio di stile burocratico , cambiare l’etichetta della sorveglianza senza modificarne la sostanza, in un classico “gattopardismo” istituzionale in cui tutto sembra cambiare (nuovi regolamenti, nuova flessibilità, nuovi indicatori) perché, in fondo, il meccanismo di verifica reale resti sostanzialmente lo stesso.

Resta inoltre irrisolto un punto cruciale sollevato dall’interrogazione originaria: la natura stessa dell’operazione, ossia il fatto che gran parte dei “nuovi” 17 miliardi promessi per gli sfollati fossero in realtà fondi di coesione già stanziati e semplicemente ridiretti. Un’operazione contabile che consente formalmente di annunciare cifre imponenti, senza che questo comporti necessariamente uno sforzo finanziario aggiuntivo reale da parte dell’Unione , un aspetto su cui la risposta della Commissione, va notato, non fornisce alcun chiarimento specifico.

foto raffaelefitto.it