17 Agosto 2026
Europa

Fondi UE e finanziamento del terrorismo

Un’interrogazione scritta presentata al Parlamento Europeo dagli eurodeputati Charlie Weimers, Dick Erixon e Beatrice Timgren, tutti appartenenti al gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR), ha riacceso i riflettori sui finanziamenti erogati dall’Unione Europea a Islamic Relief Worldwide, l’organizzazione umanitaria che tra il 2007 e il 2020 ha ricevuto oltre 34 milioni di euro di fondi comunitari.

L’interrogazione, in particolare, fa riferimento ai rapporti riservati della Corte dei Conti federale tedesca, resi pubblici nel maggio 2026. Secondo tali documenti, Islamic Relief Germany avrebbe trasferito ingenti somme di denaro direttamente a organizzazioni partner, operanti in contesti dove i meccanismi di controllo, trasparenza e verifica risulterebbero più deboli. In un caso specifico, i rapporti citano il trasferimento di 240.000 euro trasportati in valigie a bordo di un aereo dalla Germania alla Turchia. I documenti sosterrebbero inoltre che Islamic Relief Worldwide fornisca sostegno ad Hamas, e che fondi pubblici tedeschi sarebbero confluiti indirettamente al movimento islamista attraverso queste organizzazioni.

Sulla base di tali elementi, gli eurodeputati hanno posto alla Commissione Europea tre quesiti: se ritenga possibile che parte delle decine di milioni di euro erogati a Islamic Relief Worldwide siano finiti, direttamente o indirettamente, nelle casse di Hamas o di altre organizzazioni terroristiche; se intenda rimuovere Islamic Relief Svezia e Islamic Relief Germania dall’elenco dei partner umanitari dell’UE e se intenda verificare un eventuale uso improprio dei fondi distribuiti a Islamic Relief e alle organizzazioni ad essa collegate, procedendo eventualmente al loro recupero.

Nella risposta fornita il 31 luglio a nome della Commissione, la commissaria Hadja Lahbib ha ribadito che l’esecutivo comunitario applica “rigorosi meccanismi di salvaguardia legali, finanziari e operativi” a tutte le azioni finanziate dall’UE, al fine di evitare che i fondi comunitari possano andare a beneficio di soggetti coinvolti in attività terroristiche o sottoposti a misure restrittive europee. Secondo la Commissione, tutti gli aiuti umanitari gestiti sotto la propria responsabilità sono sottoposti a valutazioni preventive, obblighi contrattuali, requisiti di monitoraggio e meccanismi di audit e controllo.

Lahbib ha precisato inoltre che le attività svolte in passato da Islamic Relief sono state oggetto delle procedure standard di audit, controllo e monitoraggio previste per le azioni umanitarie finanziate dall’UE, e che, allo stato attuale, la Commissione non dispone di prove che i fondi umanitari erogati siano stati distratti a favore di Hamas o di altre organizzazioni terroristiche. La Commissione ha poi osservato che i rapporti della Corte dei Conti federale tedesca non conterrebbero prove dirette di trasferimenti di fondi ai Fratelli Musulmani o ad Hamas, né elementi che dimostrino un utilizzo di tali risorse per finanziare attentati terroristici.

Per quanto riguarda lo status di Islamic Relief Svezia e Islamic Relief Germania come partner umanitari certificati dall’UE, la commissaria ha affermato che la Commissione valuta continuamente la conformità delle organizzazioni partner alle condizioni necessarie per ottenere e mantenere la certificazione umanitaria europea, precisando che qualsiasi decisione relativa all’idoneità di un partner dovrà comunque basarsi su riscontri documentati, all’esito delle procedure previste.

La Commissione ha infine assicurato che continuerà a monitorare attentamente l’attuazione delle azioni finanziate dall’UE, al fine di tutelare il bilancio comunitario e garantire che l’assistenza finanziaria raggiunga le persone bisognose nel pieno rispetto del diritto europeo e dei principi umanitari di imparzialità e neutralità.

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