Fondi UE alla Palestina: l’Europa ha investito oltre quattro miliardi
L’Unione Europea è il principale donatore internazionale alla Palestina. I numeri sono imponenti: 1,36 miliardi di euro stanziati nel quadro Global Europe per il periodo 2021-2024, a cui si aggiungono fino a 1,6 miliardi proposti per il triennio 2025-2027. Cifre a cui vanno sommati 455 milioni erogati all’UNRWA tra il 2021 e il 2025, 688,75 milioni canalizzati attraverso il meccanismo PEGASE, destinati al supporto diretto del bilancio dell’Autorità Palestinese, inclusi stipendi, pensioni e prestazioni sociali, e oltre 550 milioni in aiuti umanitari dall’ottobre 2023 ad oggi.
Somme che, nell’insieme, superano abbondantemente i quattro miliardi di euro. E che, inevitabilmente, sollevano domande.
A porle formalmente è stato l’europarlamentare Jorge Martín Frías: “Dove finiscono questi fondi? Esistono garanzie reali che il denaro dei contribuenti europei non arrivi, direttamente o indirettamente, nelle mani di Hamas? E i finanziamenti all’UNRWA escludono qualsiasi forma di radicalizzazione o utilizzo contrario ai valori europei?”, si legge nel testo del provvedimento.
Per la Commissaria Šuica, la posizione della Commissione è netta: “Il sistema di salvaguardie è rigoroso e nessuna evidenza di utilizzo improprio dei fondi è mai emersa. Il meccanismo PEGASE – quello che finanzia direttamente il bilancio dell’Autorità Palestinese – è stato certificato dalla Corte dei Conti Europea come dotato di un sistema di controllo “robusto»”. Le procedure prevedono verifiche di eligibilità sulle richieste di pagamento, screening sistematico dei beneficiari sulle liste di sanzioni internazionali prima di ogni erogazione, e un audit al 100% dei pagamenti eseguiti dall’Autorità Palestinese”.
Dopo gli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre 2023, la Commissione ha condotto una revisione straordinaria dell’intero pacchetto di assistenza finanziaria alla Palestina, UNRWA inclusa. L’esito, riaffermato anche durante la verifica finanziaria del novembre 2023, è che i controlli funzionano e che nessun fondo risulta essere stato dirottato verso destinazioni non previste.
Il nodo UNRWA: tra fiducia istituzionale e pressioni politiche.
Il capitolo più delicato riguarda l’UNRWA, l’agenzia ONU per i rifugiati palestinesi finita al centro di polemiche internazionali dopo che alcuni suoi dipendenti furono accusati di coinvolgimento negli attacchi del 7 ottobre. La Commissione ricorda che l’agenzia è sottoposta a una valutazione istituzionale specifica, la cosiddetta pillar assessment, aggiornata nel 2022, e che Bruxelles ha lavorato attivamente per rafforzarne i meccanismi di neutralità e controllo interno.
Nel 2024 è stato finanziato un progetto specifico per potenziare il Dipartimento di Supervisione Interna e l’Ufficio Etico dell’agenzia. La Commissione partecipa inoltre al Gruppo di Lavoro su Neutralità e Integrità, istituito per supportare l’UNRWA nell’attuazione delle raccomandazioni del Rapporto Colonna, il documento che ha scandagliato le criticità strutturali dell’organizzazione.
Trasparenza dichiarata, vigilanza necessaria.
La risposta della Commissione è tecnicamente rassicurante. Ma la sola assenza di prove di deviazione non equivale a trasparenza piena, e l’interrogazione di Martín Frías intercetta un malessere diffuso tra gli europarlamentari: in un contesto geopolitico così instabile, con un conflitto attivo e attori non statali che operano nell’area, la rendicontazione ai contribuenti europei non può limitarsi a certificazioni pregresse e revisioni interne.
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