13 Maggio 2026
Politica

Fondi UE 2028-2034: la riforma della coesione verso la semplificazione e l’opacità

La Commissione europea , come noto, ha presentato le proprie proposte per il bilancio UE 2028-2034 che ridisegnano in profondità la politica di coesione, lo strumento attraverso cui l’Unione finanzia lo sviluppo dei territori più in ritardo. La parola d’ordine è semplificazione, ma un’analisi commissionata dal Parlamento europeo mette in guardia: i guadagni non saranno uniformi, e alcuni rischi strutturali meritano attenzione.

Il cuore della riforma è la sostituzione dell’attuale architettura , fondi separati, programmi distinti, regole differenziate per territorio , con un modello più integrato, centrato su un unico Fondo europeo e su Piani nazionali e regionali di partenariato.

Un cambio di paradigma – come confermato anche da una recente indagine degli esperti Carlos Mendez, John Bachtler, Odilia Van Der Valk, Irene McMaster – che risponde a criticità reali, in primo luogo la complessità procedurale che ha storicamente rallentato l’utilizzo dei fondi, ma che implica anche uno spostamento della logica politica verso una gestione più centralizzata e orientata ai risultati.

Semplificazione a metà: la burocrazia si sposta.

La Commissione europea, dall’alto della sua autoreferenzialità, ha presentato il nuovo sistema come una svolta: meno documenti di programmazione, un unico regolamento, maggiore uso di opzioni di costo semplificate. Ma lo studio parlamentare avverte che questi vantaggi rischiano di concentrarsi nel rapporto tra Bruxelles e gli Stati membri, senza alleggerire davvero il carico per le autorità regionali, gli enti intermedi e i beneficiari finali.

In altri termini, la burocrazia non sparisce: si trasforma. Ai controlli sulla spesa si aggiungerebbero nuovi oneri legati alla negoziazione, al monitoraggio, alla verifica dei traguardi e agli audit. “La vera domanda”, si legge nell’analisi, “è se la semplificazione riduca i carichi dove l’attuazione avviene davvero, e non solo nella relazione tra Commissione e Stati”.

Il modello basato sui risultati: opportunità e insidie.

La nuova architettura punta su un sistema di pagamenti agganciato al raggiungimento di traguardi e obiettivi misurabili, nella logica di una maggiore responsabilità e disciplina strategica. Un approccio che però solleva preoccupazioni operative: il rischio concreto è che il nuovo sistema si sovrapponga a quello esistente anziché sostituirlo, generando un meccanismo duplice in cui alle verifiche sui risultati si sommano i controlli tradizionali su spesa, legalità e regolarità.

Il sistema funzionerà, sottolinea lo studio, solo se le autorità di programma disporranno di adeguata capacità amministrativa e tecnica , una condizione tutt’altro che garantita in molte regioni europee.

Flessibilità sì, ma a che prezzo?

La proposta introduce una riserva di flessibilità più ampia, una revisione intermedia anticipata e un legame più stretto tra riprogrammazione e performance. Strumenti che potrebbero aiutare l’UE a rispondere più rapidamente alle crisi, ma che riducono la prevedibilità degli investimenti a lungo termine , un elemento cruciale per la pianificazione territoriale.

L’accesso ai fondi diventerebbe più dipendente dal rispetto di condizioni in continua evoluzione, legate a traguardi, obiettivi e persino al rispetto dello Stato di diritto. Un compromesso delicato tra adattabilità e certezza di programmazione.

Il “Fondo UE”: poteri estesi, controllo parlamentare a rischio.

Un elemento che ha destato particolare attenzione è il nuovo EU Facility, uno strumento che consentirebbe alla Commissione di intervenire direttamente con finanziamenti aggiuntivi collegati ai piani nazionali. Secondo gli analisti parlamentari, questo strumento rischia di diventare un meccanismo aperto per la riorientazione delle priorità a livello europeo durante il periodo di programmazione, con conseguenze sulla trasparenza, la titolarità nazionale e il controllo democratico da parte del Parlamento.

Il territorio rischia di sparire dall’agenda.

Tra le preoccupazioni più serie figura l’indebolimento della dimensione territoriale e place-based della politica di coesione , ovvero il principio per cui le risorse devono rispondere alle specificità e alle disparità dei singoli territori. La riduzione del ruolo delle categorie regionali, una nuova metodologia di allocazione finanziaria svincolata dagli squilibri attuali e un approccio più generico alla concentrazione tematica rischiano di recidere il legame diretto tra fondi europei e riduzione delle disuguaglianze territoriali.

Anche il programma Interreg , dedicato alla cooperazione transfrontaliera , esce ridisegnato dalla riforma, con un modello più centralizzato che potrebbe mal adattarsi alla natura collettiva e di lungo periodo dei progetti transfrontalieri.

foto Producer : CE – Service audiovisuel Photographer : John Thys Christophe Licoppe Dati Bendo Copyright European Union , 2023