Fondi RRF, la Corte dei Conti UE denuncia lacune nella trasparenza. La Commissione von der Leyen: “Più attenzione ma dal 2028”
La Corte dei Conti Europea ha pubblicato i risultati dell’audit sul Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza (RRF), il fondo che ha veicolato centinaia di miliardi di euro verso gli Stati membri per finanziare i piani nazionali di ripresa post-pandemia. Tra le criticità principali individuate dai revisori, la raccolta insufficiente di dati per verificare la storia dei pagamenti dalla fonte fino alla destinazione finale , un limite che la Corte ha imputato, in più di una occasione, a una scarsa chiarezza nelle norme comunitarie sulla raccolta dati.
È su questo fronte che l’eurodeputato Mihai Tudose (S&D) ha interrogato la Commissione Europea, sollevando un punto che tocca la credibilità stessa della gestione dei fondi europei: allo stato attuale, l’assenza di informazioni complete lascia aperta un’incertezza di fondo , se i fondi siano stati impiegati in modo efficiente e se abbiano effettivamente coperto costi reali. “Questa situazione è inaccettabile”, ha scritto Tudose, sottolineando come sia dovere della Commissione eliminare tali carenze in vista del prossimo Quadro finanziario pluriennale.
La risposta della Commissione: “Nuove regole dal 2028. Nessuna falla riconosciuta sull’RRF”.
Nella risposta scritta fornita il 30 giugno per conto della Commissione, il commissario Piotr Serafin ha annunciato che il nuovo Regolamento finanziario 2024 introduce requisiti rafforzati per la raccolta e la pubblicazione dei dati sui beneficiari dei finanziamenti UE, validi per tutte le modalità di gestione del bilancio comunitario.
In base a queste nuove regole, a partire dal prossimo Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, le istituzioni e gli organismi dell’UE, gli Stati membri e tutti i soggetti coinvolti nell’attuazione del bilancio europeo saranno tenuti a raccogliere e mettere a disposizione della Commissione le informazioni sugli importi impegnati , con una ripartizione per singolo beneficiario, ove disponibile, nei casi di impegni con destinatari multipli.
Secondo quanto previsto dalla proposta della Commissione sui Piani di Partenariato Nazionali e Regionali, gli Stati membri dovranno inoltre raccogliere e comunicare informazioni su beneficiari, destinatari, destinatari finali, appaltatori e subappaltatori, insieme all’importo dei finanziamenti UE impegnati e ai dettagli sulle operazioni finanziate. Tutte queste informazioni confluiranno in un portale centralizzato, il Single Gateway, che la Commissione si è impegnata a rendere pubblico.
Sul fronte specifico del Dispositivo per la Ripresa e la Resilienza, la Commissione ha voluto precisare che la Corte dei Conti “non ha individuato alcuna carenza nell’applicazione, da parte della Commissione, del quadro legislativo dell’RRF”. Un chiarimento che, tuttavia, non risolve il nodo sollevato dall’audit: nell’ambito dell’RRF, la Commissione non dispone infatti di un mandato legale per richiedere sistematicamente informazioni sui costi effettivi sostenuti dagli Stati membri, che possono fornire tali dati solo su base volontaria, in occasione di eventuali revisioni dei propri Piani nazionali.
La Commissione ha comunque ribadito che il Regolamento RRF si fonda su un sistema robusto di tutela degli interessi finanziari dell’Unione, che prevede per gli Stati membri l’obbligo di adottare misure adeguate per prevenire, individuare e correggere frodi, corruzione e conflitti di interesse, nonché di raccogliere e garantire l’accesso ai dati sui fondi erogati nell’ambito del dispositivo.
Una riforma che arriverà… tra due anni.
Resta il fatto che le nuove garanzie di tracciabilità annunciate dalla Commissione entreranno in vigore solo con il prossimo ciclo di bilancio, a partire dal 2028: un margine temporale che lascia scoperti, fino ad allora, gli stessi meccanismi di gestione dei fondi RRF già segnalati come carenti dalla Corte dei Conti , e che continuerà ad alimentare, nel frattempo, le perplessità sollevate da chi, come Tudose, chiede maggiore chiarezza immediata sull’impiego del denaro pubblico europeo.
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