Fondi RRF, Bruxelles parla di frodi ma non pubblica la lista dei casi
Torna sotto i riflettori la gestione dei fondi del Recovery and Resilience Facility (RRF), il principale strumento del piano di ripresa post-pandemico dell’Unione europea, dopo un’interrogazione scritta presentata al Parlamento europeo dall’eurodeputato del gruppo ESN, Alexander Jungbluth.
I numeri delle irregolarità.
Alla base dell’interrogazione ci sono dati tutt’altro che marginali. La relazione annuale 2025 della Procura europea (EPPO) documenta 512 casi legati a presunti abusi dei fondi RRF. A questi si aggiungono i dati contenuti nella relazione della Commissione “Tutela degli interessi finanziari dell’Unione europea e lotta contro la frode 2024”, secondo cui Bruxelles ha segnalato all’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) 34 potenziali casi di uso improprio dei fondi, mentre lo stesso OLAF ne ha comunicati alla Commissione altri 40. Un quadro che, sottolinea l’interrogazione, resta comunque parziale: né la relazione OLAF né le altre fonti disponibili offrirebbero un elenco completo dei casi noti.
La richiesta di trasparenza e il muro della riservatezza.
Nell’interrogazione, Jungbluth chiedeva alla Commissione di rendere noto l’elenco completo dei casi di presunto abuso dei fondi RRF, ripartiti per progetto, importo, anno e Stato membro. Sul punto, la risposta di Fitto segna una linea netta: la Commissione dispone di un quadro completo dei casi di sospetta frode, aggiornato regolarmente sulla base delle informazioni condivise con OLAF ed EPPO , ma non può renderlo pubblico. Il motivo, secondo Bruxelles, risiede nella normativa sull’accesso ai documenti pubblici e sulla protezione dei dati personali, che imporrebbe di non compromettere le indagini in corso né di esporre i dati personali dei soggetti coinvolti.
Una risposta che, pur comprensibile sul piano giuridico, lascia aperto un nodo politico non da poco: i cittadini europei , e gli stessi eurodeputati , non hanno accesso a un quadro dettagliato di come vengono spesi, o male spesi, i fondi del piano di ripresa finanziato con debito comune.
La Commissione europea, dunque, pur rivendicando piena disponibilità di dati e strumenti di intervento, non fornisce alcun elemento concreto sulle frodi in ambito RFF. Un silenzio che alimenta il sospetto che i controlli sul Recovery Fund siano più solidi sulla carta che nella pratica.
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