Fondi PNRR nel mirino della Corte dei Conti Ue: decine di indagini per frode, ma gli Stati non segnalano nulla.
I fondi del Recovery and Resilience Facility (RRF), la maxi-iniziativa europea per rilanciare l’economia post-pandemia, sono finiti nuovamente sotto i riflettori della Corte dei Conti dell’UE e della Procura europea (EPPO). Secondo quanto emerso da due recenti relazioni, sarebbero gravi le carenze nei controlli, la scarsa trasparenza e l’assenza di segnalazioni di frodi da parte degli Stati membri, a fronte di decine di indagini in corso.
Improcrastinabile – ma non per tutti – la necessità di fare chiarezza sui numeri dalle parti della Commissione von der Leyen che, sulle responsabilità e sulla credibilità dell’intero impianto del Piano di Ripresa e Resilienza, da anni ha deciso di agire ne più ne meno come un semplice bancomat senza alcuna reale volontà di procedere ad un serio monitoraggio della spesa da parte dei vari Stati membri. Il quadro che emerge dai documenti ufficiali, quindi, si conferma preoccupante.
La Review 02/2025 della Corte dei Conti europea, pubblicata il 6 maggio, ha infatti definito “insufficienti” le garanzie fornite dai Paesi membri in materia di prevenzione delle frodi. Secondo il documento, nessuno Stato ha dichiarato casi sospetti di frode nei propri rendiconti fino alla fine del 2023. Eppure, nello stesso periodo, l’EPPO ha aperto ben 206 indagini legate ai fondi RRF, rivelando un evidente scollamento tra il livello di controllo interno e la realtà delle irregolarità.
Il 14 maggio, in audizione davanti alla Commissione CONT del Parlamento europeo, la Corte ha presentato anche lo Special Report 09/2025, criticando il fatto che la Commissione Ue abbia dato il via libera ai pagamenti senza condurre autonomamente controlli di audit, basandosi solo sulle dichiarazioni dei governi nazionali. Il Direttore generale di DG ECFIN, nell’occasione, ha parlato di 64 casi ancora aperti presso la Procura europea, un numero diverso da quello riportato dalla Corte.
Riguardo al fatto che gli Stati membri non abbiano dichiarato frodi, la Commissione von der Leyen ha riconosciuto negli anni il problema, limitandosi, però, a invitare i Paesi membri verso “una maggiore collaborazione“, respingendo in toto l’accusa di “disastro” del Piano di Ripresa e Resilienza che, per “Ursula e soci”, resta uno strumento cruciale per la ripresa europea.
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