14 Marzo 2026
Sardegna

Fluorsid, GRiG: “La bonifica resta ferma. Dopo cinque anni nessun intervento”

A oltre cinque anni dalla conclusione del procedimento penale, la bonifica delle aree contaminate dall’inquinamento industriale riconducibile agli impianti Fluorsid nell’area di Macchiareddu, nel Cagliaritano, resta ancora sulla carta. Nessun intervento risolutivo, ricordano dal Gruppo di Intervento Giuridico, è stato avviato per rimediare a quello che le indagini giudiziarie hanno definito un grave e diffuso disastro ambientale, che ha interessato anche la zona umida di Santa Gilla, di rilevanza internazionale.

Il caso approdò in tribunale dopo le indagini della Procura di Cagliari e del Corpo forestale e di vigilanza ambientale. Nel luglio 2019 il procedimento si concluse davanti al Gip del Tribunale di Cagliari con un ampio patteggiamento che evitò il dibattimento pubblico e l’eventuale costituzione di parte civile, ma che prevedeva, tra gli impegni assunti, l’obbligo di un’integrale bonifica ambientale.

Secondo quanto stabilito dalla sentenza, diversi dirigenti e funzionari legati alla Fluorsid e a società coinvolte nelle attività di gestione e smaltimento dei rifiuti ottennero pene sospese anche grazie alla concessione dell’attenuante del cosiddetto “ravvedimento operoso”, prevista per chi si adopera concretamente per la messa in sicurezza e la bonifica dei luoghi prima dell’apertura del dibattimento. Un impegno che, a distanza di anni, non risulta però tradotto in fatti.

Così non vi è stato un dibattimento pubblico, né la possibilità di costituirsi parte civile, nemmeno la possibilità di valutare se vi fossero state effettive responsabilità aziendali nel vero e proprio disastro ambientale. Infatti, dopo la chiusura delle indagini nel dicembre 2018 da parte della Procura della Repubblica, con la sentenza del Tribunale di Cagliari, 25 luglio 2019, n. 818 di applicazione della pena su richiesta delle parti (c.d. patteggiamento) Pasquale Lavanga, ex presidente del Consiglio di amministrazione della Fluorsid, il figlio Michele, ex direttore dello stabilimento di Macchiareddu, il responsabile commerciale dei sottoprodotti aziendali Loukas Plakopitis, Mario Deiana (responsabile logistica), Armando Bollani (titolare della società Ineco), Sandro Cossu (responsabile sicurezza e ambiente), Alessio Farci (responsabile del cantiere di Terrasili), Marcello Pitzalis (operaio Ineco), Giuseppe Steriti e Giancarlo Lecis (funzionari Fluorsid). Sono state stralciate, invece, le posizioni di altri cinque indagati: Giuseppe Erriu, Fabrizio Caschili (direttore tecnico Fluorsid), Antonio Piscedda (amministratore Ecotecnica srl), Davide Zaccheddu (responsabile settore bonifiche A.R.P.A.S.) e Antonio Caria (ex responsabile pulizie industriali) hanno visto l’irrogazione della pena di 23 mesi di reclusione e 7 mila euro di multa “col beneficio della sospensione condizionale” grazie anche alla “concessione dell’attenuante prevista dall’art. 452 decies c.p. (ravvedimento operoso)”.

Nel frattempo, le condizioni ambientali delle aree interessate continuano a destare forte preoccupazione. Le indagini, si legge nella nota del GRiG, avevano documentato una contaminazione estesa: dispersione di polveri nocive nell’aria, inquinamento dei suoli e delle falde acquifere da metalli pesanti e composti chimici, sversamenti di rifiuti pericolosi, contaminazione degli allevamenti e ripercussioni sulla salute delle popolazioni residenti nelle zone limitrofe, in particolare nel territorio di Assemini.

Nel maggio 2017, su disposizione della magistratura, erano scattati sequestri preventivi di aree degli impianti Fluorsid e arresti di dirigenti, collaboratori e appaltatori. Gli accertamenti avevano portato alla scoperta di numerose discariche abusive e a episodi reiterati di sversamento di fanghi acidi nella laguna di Santa Gilla.

Nonostante il quadro emerso, la bonifica non è mai partita. Una circostanza certificata anche dagli enti di controllo. Il Corpo forestale ha formalmente accertato la mancata esecuzione degli interventi e ha informato Procura, Ministero dell’Ambiente, Città metropolitana di Cagliari e Comuni interessati, sollecitando l’attivazione delle procedure previste dalla normativa ambientale.

Da qui l’ordinanza sindacale n. 72 del 30 dicembre 2025, con cui il sindaco di Assemini, su reiterate richieste del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, ha imposto alla Fluorsid di procedere entro 180 giorni alla rimozione dei rifiuti e al ripristino delle condizioni di sicurezza sanitaria e ambientale.

I sopralluoghi tecnici più recenti, spiegano dal Gruppo di Intervento Giuridico, confermano l’assenza di attività di bonifica: cumuli di materiali affioranti, alterazioni morfologiche del terreno, depositi compatti e nessuna evidenza di indagini di caratterizzazione ambientale previste dalla legge.

La stessa associazione ambientalista, che fin dall’inizio ha seguito la vicenda, ha presentato istanze e segnalazioni alle amministrazioni competenti e alla magistratura, denunciando l’inerzia rispetto agli obblighi sanciti dalla sentenza del 2019. Ma, a oggi, la situazione resta immutata.

Al disastro ambientale, dunque, si somma il mancato rispetto dell’impegno minimo e imprescindibile: la bonifica integrale dei territori contaminati. Una ferita ancora aperta per l’ambiente e per le comunità che da anni convivono con le conseguenze dell’inquinamento.

foto GrIG