Flotilla per Gaza: 87 attivisti bloccati in acque internazionali
Per la seconda volta in tre settimane, Israele ha sequestrato le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla in acque internazionali. Ottantasette degli attivisti a bordo hanno risposto avviando uno sciopero della fame per protestare contro la detenzione e per esprimere solidarietà ai oltre 9.500 prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane.
Il convoglio umanitario, partito giovedì scorso dal porto turco di Marmaris con l’obiettivo di rompere il blocco israeliano su Gaza, era composto da 50 imbarcazioni con a bordo 428 persone provenienti da 44 paesi, tra cui 78 cittadini turchi. Tutte le navi sono state sequestrate dalle forze israeliane. Il ministero degli Esteri di Tel Aviv ha confermato che gli attivisti sono stati trasferiti su imbarcazioni israeliane e condotti in Israele, dove potranno incontrare i rappresentanti consolari dei rispettivi paesi.
La flotilla ha denunciato pubblicamente quello che ha definito un “atto di pirateria”, chiedendo la liberazione immediata di tutti i fermati, la revoca del blocco su Gaza e il rilascio di tutti i prigionieri palestinesi. “Per la seconda volta in tre settimane, l’esercito israeliano , che si definisce il più morale del mondo , ha rapito i nostri compagni in acque internazionali”, si legge in un comunicato diffuso su X.
Non è la prima volta che la missione viene intercettata. Già alla fine di aprile, nelle acque internazionali al largo dell’isola greca di Creta, Israele aveva attaccato le imbarcazioni della flotilla, che in quell’occasione trasportava 345 partecipanti da 39 Paesi.
Israele mantiene un blocco su Gaza dal 2007, che le organizzazioni umanitarie descrivono come causa di una crisi alimentare drammatica per i 2,4 milioni di abitanti della Striscia. Dal 7 ottobre 2023, l’offensiva militare israeliana ha causato secondo i dati disponibili oltre 72.000 morti e più di 172.000 feriti, con distruzioni capillari sull’intero territorio.
