8 Giugno 2026
Europa

Fisco e fatturati. Nessuna indagine della Commissione sul gruppo Meta.

La Commissione Europea ha risposto a un’interrogazione dell’eurodeputato Yvan Verougstraete (Renew) sulle presunte pratiche fiscali scorrette del gruppo Meta, accusato di dichiarare fatturati in Paesi diversi da quelli in cui genera effettivamente i ricavi.

Secondo le informazioni citate da Verougstraete, la multinazionale americana – come altri colossi digitali – registrerebbe parte del proprio giro d’affari in Irlanda, dove il regime fiscale è più vantaggioso, pur continuando a imputare i costi operativi nei Paesi d’origine, come il Belgio. Un meccanismo che, secondo l’eurodeputato, “altera la concorrenza e priva gli Stati membri di importanti entrate fiscali”.

Le accuse: fatturati spostati e prezzi di trasferimento discutibili.

Nell’interrogazione, Verougstraete ha chiesto alla Commissione se fosse a conoscenza di una falsa rendicontazione dei ricavi da parte di Meta e di possibili manipolazioni dei prezzi di trasferimento, con l’obiettivo di spostare gli utili verso giurisdizioni a bassa tassazione.

Ha inoltre domandato se Bruxelles intendesse avviare un’indagine mirata per verificare la conformità di tali pratiche con il diritto fiscale europeo e con i principi di leale concorrenza, nonché rafforzare le regole sulla trasparenza e sull’allocazione del fatturato per assicurare che “le tasse siano pagate dove viene creata la ricchezza”.

La risposta della Commissione: “Nessuna inchiesta in corso, ma monitoraggio costante”.

Nella risposta ufficiale, la vicepresidente della Commissione Teresa Ribera ha chiarito che, allo stato attuale, non è stata aperta alcuna indagine formale nei confronti del gruppo Meta. Tuttavia, Bruxelles ha ribadito il proprio impegno a far rispettare le norme sugli aiuti di Stato e a verificare eventuali trattamenti fiscali preferenziali concessi dalle autorità nazionali a singole imprese.

“Le regole europee – ha ricordato Ribera – vietano agli Stati membri di concedere vantaggi fiscali selettivi non disponibili per altre aziende in condizioni simili. La Commissione continuerà a esaminare ogni informazione che possa indicare la concessione di aiuti illegittimi”.

La lotta contro l’elusione fiscale resta una priorità.

Bruxelles ha sottolineato che la lotta all’evasione e all’elusione fiscale resta una priorità politica centrale dell’Unione.
La Commissione sostiene pienamente la riforma fiscale globale promossa da OCSE e G20, che si articola su due pilastri: ridistribuzione dei diritti di tassazione dei grandi gruppi multinazionali nei Paesi in cui si trovano i consumatori finali; introduzione di una tassazione minima effettiva del 15% sugli utili delle multinazionali nei Paesi in cui operano.

Verso una revisione delle direttive anti-elusione.

La Commissione sta inoltre valutando l’efficacia dell’Anti-Tax Avoidance Directive (ATAD) e della Direttiva sulla cooperazione amministrativa (DAC), con l’obiettivo di verificare se gli strumenti attuali siano ancora adeguati a contrastare le strategie di pianificazione fiscale aggressiva.

In base ai risultati di questa revisione, Bruxelles potrebbe presentare nuove proposte legislative per migliorare il funzionamento e la trasparenza del sistema fiscale europeo, in linea con i principi della futura direttiva BEFIT, volta a creare un quadro comune per l’imposizione delle imprese nell’UE.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay.com