5 Marzo 2026
PoliticaSardegna

Fine vita, il dibattito si accende: le critiche alla “retorica giustificazionista” del centrosinistra dopo l’impugnazione dell’ennesima legge sarda.

Cresce, con l’ennesima impugnazione di legge, l’imbarazzo dalle parti del centrosinistra al governo della Regione. Ad aggiungersi al coro di voci stonate è stato oggi il deputato del M5S Mario Pierantoni.

Secondo l’esponente pentastellato, “la scelta del Governo Meloni di impugnare la legge sul fine vita non è una vittoria per nessuno, ma un attacco ai diritti dei cittadini sardi”. Un intervento per criticare i rappresentanti del centrodestra che hanno accolto positivamente la decisione del Consiglio dei ministri: “Festeggiare l’impugnazione di una norma che tutela la dignità di persone e famiglie in una fase critica della vita supera il limite del buon senso”.

Leggendo tali dichiarazioni, però, andrebbe ricordato il solito doppio standard del centrosinistra che, con la stessa severità tra il 2019 e il 2024, attaccava puntualmente ogni impugnazione di legge regionale varate dal centrodestra, definendola prova di incapacità amministrativa. Ora, invece, nel momento in cui una legge viene bocciata da Roma, si ricorre a una narrazione improntata al martirio istituzionale e alla difesa dei diritti, senza però confrontarsi con i vizi giuridici che hanno portato all’impugnazione.

Non dovrebbero mancare, inoltre, parlando di valori e discontinuità con il centrodestra, i commenti sulle pratiche adottate anche dalla maggioranza Todde che, in materia di leggi finanziarie, non ha certo interrotto la continuità con la precedente amministrazione di centrodestra. Legislatura, meglio ricordarlo al lontano Perantoni, dove le risorse sono state distribuite, puntualmente ad ogni assestamento e manovra di bilancio, con criteri opachi o poco selettivi.

Perantoni, dal canto suo, ribadisce che “la Regione Sardegna non colleziona record di incostituzionalità”, e anzi “dimostra il coraggio di affrontare temi che la politica nazionale continua a rinviare”. L’impugnativa del Governo, secondo il deputato M5S, “ha natura puramente politica” e rappresenterebbe “l’ennesima conferma di un esecutivo che usa i diritti come terreno di battaglia ideologica”.

Andiamo signor parlamentare, forse valuta troppo idealisticamente l’operato del suo partito in Sardegna, dove si sono approvate le cosiddette “tabelle della vergogna” per finanziare le solite greppie tra lobbysti e groupies di partito. Piantiamola con la questione della “superiorità ideologica”, please.

Il confronto resta dunque aperto ma scarsamente critico e onesto, in un clima che mescola questioni etiche, rilievi costituzionali e accuse reciproche di incoerenza politica.

A pesare, sullo sfondo, non è solo la disputa sul fine vita, ma anche la credibilità dei processi legislativi regionali e la erronea percezione di un centrosinistra che sul “buon governo dei diritti” fa acqua da tutte le parti come il contiguo (per lo meno nelle pratiche di distrazione di risorse) centrodestra.