5 Giugno 2026
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Finanziamenti UE ai media: trasparenza e indipendenza (ancora) sotto la lente del Parlamento.

Le spese dell’Unione europea destinate ai media continuano a sollevare interrogativi. Analisi recenti suggeriscono che i finanziamenti reali supererebbero di gran lunga le cifre ufficialmente dichiarate dalla “Commissione di Ursula”: mentre l’Esecutivo europeo indica una dotazione annua di 20–21 milioni di euro per le “azioni multimediali”, la spesa effettiva si avvicinerebbe invece ai 35 milioni, con circa 150 milioni che arriverebbero direttamente o indirettamente nelle redazioni. Cifre che non potranno che aumentare “grazie” ad altri bandi del ciclo di bilancio 2021-2027.

Tra i destinatari di fondi significativi figura Euronews, che dal 2014 ha ricevuto circa 227 milioni di euro dall’UE, suscitando dubbi su trasparenza e responsabilità nell’uso di tali risorse e preoccupazioni in merito all’indipendenza editoriale del canale, soprattutto considerando la consolidata dipendenza finanziaria di Euronews dalla Commissione europea.

Numeri, ancora, che non tengono conto di altre iniziative, come progetti pilota, programmi media promossi dal Parlamento europeo o finanziamenti nell’ambito di altre linee di programma. Il finanziamento dei media, infatti, proviene da più fonti, non da un’unica linea di bilancio. Quindi, basta poco per comprendere da dove nasca una “narrazione europea così scarsamente acritica” in ambito giornalistico in Europa.

Secondo un rapporto del 2024 del Media and Journalism Research Centre, ancora, solo nel 2022 l’UE 
ha impegnato 99 milioni di euro in progetti giornalistici, quasi il triplo dell’importo registrato due anni prima.

Sebbene la Commissione europea insista sul fatto che il suo obiettivo sia quello di promuovere il “pluralismo dei media”, è probabile che i generosi sussidi sbilancino il mercato a sfavore dei media indipendenti in un momento di grave crisi del settore. E, nonostante anni di sussidi, ci sono scarse prove del suo successo dell’Ue di costruire una sfera pubblica europea migliore.

La Commissione europea ha poi difeso il proprio paradigma di sostegno ai media, affermando che i bandi per i media sono aperti a tutte le organizzazioni giornalistiche, senza assegnazioni dirette, e che i beneficiari mantengono piena indipendenza editoriale. Purtroppo, però, la realtà dice che i bandi Ue non sono accessibili per le testate indipendenti e di piccole dimensioni. Senza contare l’obbligo di “consorziarsi” con altre entità europee per rientrare nei requisiti di partecipazione alle call Ue.

Per aumentare la trasparenza, l’UE aggiorna regolarmente le informazioni aggregate sui fondi destinati ai media e mette a disposizione dati dettagliati tramite il Financial Transparency System, dove è possibile consultare gli importi, le tempistiche e i progetti beneficiari.

Nonostante ciò, osservatori ed eurodeputati (senza contare la stessa Corte dei Conti Europea…mica c***!) sottolineano la complessità del sistema, che rende difficile il controllo pubblico e potrebbe generare dubbi su pluralismo e concorrenza nel settore.