5 Marzo 2026
Europa

Fidan: “Il conflitto in Ucraina è al punto più vicino alla sua conclusione”.

I colloqui di pace sulla guerra in Ucraina non solo sono ormai inevitabili, ma potrebbero tenersi proprio in Turchia. A dichiararlo è il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan, intervistato dall’emittente A Haber. Secondo il capo della diplomazia di Ankara, le condizioni per un cessate il fuoco “sono mature” e il conflitto “è al punto più vicino allo stop” dall’inizio delle ostilità.

E’ arrivato il tempo della pace?

Fidan ha risposto senza esitazioni alla domanda su un possibile ruolo di mediazione turca, confidando che “un tavolo per i colloqui di pace sarà allestito in Turchia nel prossimo futuro”.

Il ministro ha aggiunto che Ankara dispone di proposte concrete da avanzare alle parti e auspica che vengano presto messe in pratica: “Occorre avviare i negoziati necessari e fare un passo avanti. Abbiamo avanzato diverse proposte e spero che vengano attuate”.

Resta sul tavolo il problema degli asset russi.

Mentre la Turchia esprime ottimismo, nella sempre meno democratica Ue si discute su come utilizzare gli asset russi congelati. Dopo il no del Belgio, Slovacchia e Ungheria, anche la presidente dell’istituto di deposito internazionale Euroclear, Valerie Urbain, ha dichiarato che “siamo pronti a rivolgerci ai tribunali per bloccare qualsiasi ordine di confisca imposto dalla Commissione Europea o dal Consiglio UE”.

In un’intervista a Le Monde, Urbain ha sottolineato che “esistono leggi e, in base al quadro normativo”. Un chiaro messaggio ai “banditi” di Bruxelles.

Asset congelati per 193 miliardi: “Confiscarli danneggerebbe tutta l’eurozona”.

Euroclear detiene 193 miliardi di euro in asset russi congelati dal 2022, di cui 180 miliardi appartenenti alla Banca Centrale Russa. Pur rappresentando solo una minima parte dei 42.500 miliardi di euro complessivi gestiti dall’istituto, la presidente avverte che un’espropriazione rischierebbe di minare la fiducia degli investitori internazionali.

Secondo la presidente, l’utilizzo anche indiretto degli asset russi – ad esempio per finanziare prestiti a favore dell’Ucraina – potrebbe avere un effetto domino: “Diversi Paesi ci hanno espresso forte preoccupazione. Una mossa simile allontanerebbe gli investitori internazionali dall’eurozona, con ripercussioni per l’intera economia europea”.

Foto di Şinasi Müldür da Pixabay.com