FAST, la Sardegna rilancia i voucher per lo sport: ma è davvero una novità o solo “Giovani Vispi” con un altro nome e “più fresca?”
Dodici milioni e mezzo di euro, tre annualità e un acronimo con una traduzione sgrammaticata: FAST, “FAre Sport Tutti”. Così, la Regione Sardegna ha annunciato il nuovo bando per l’accesso gratuito (fino a un certo punto o meglio ISEE) alle attività sportive rivolto a minori e soggetti fragili.
Sulla carta, un intervento di welfare sportivo per contrastare povertà educativa ed esclusione sociale. Ma il meccanismo, a guardarlo da vicino, solleva più di un interrogativo: siamo davvero di fronte a una misura innovativa, o all’ennesima riedizione di “Giovani Vispi” , il programma finanziato con le risorse del Fondo Nazionale per le Politiche Giovanili, costruito a suo tempo senza alcun coinvolgimento dei diretti interessati? Chiamiamoli per nome. I giovani sardi.
La stessa impronta. Politiche per i giovani calate dall’alto e molta retorica.
Il copione, in effetti, sembra ripetersi. Anche FAST nasce da una decisione assunta nelle stanze dell’Assessorato, senza percorsi di ascolto o co-progettazione con i giovani destinatari. L’assessora allo Sport Ilaria Portas ha parlato di “un’iniziativa capace di abbattere le barriere economiche che allontanano i ragazzi dallo sport”, definendola in sostanza un’opportunità per garantire il diritto allo sport per tutte e tutti. Parole che ricalcano un registro già sentito: quello di una politica che parla ai giovani, non con i giovani. Una maggioranza oggi che, in passato, si era presentata come alternativa al sistema e ai suoi automatismi, continua così a muoversi lungo lo stesso solco tracciato dai predecessori: bandi confezionati a tavolino, comunicati con enfasi e politiche calati dall’alto. In tutta questa operazione ai giovani non si chiede un…
Il limite dell’ISEE: l’universalità del diritto alla salute che va a farsi benedire.
C’è poi la questione più delicata, quella della soglia economica. Per accedere al voucher, che copre fino a 500 euro di iscrizione e frequenza, l’ISEE 2026 del nucleo familiare non dovrà superare i 20mila euro (il centrodestra è stato decisamente più inclusivo dell’attuale “campo largo” con la proposta del limite di 12mila euro di ISEE). Una condizione che riporta alla mente un’altra misura regionale, il bando “Buoni Servizi Sanitari”, anch’esso costruito attorno a un tetto ISEE che di fatto trasforma un diritto , in quel caso la salute, in questo lo sport , in una prestazione “per tutti ma fino a un certo punto”. Chi si trova sopra quella soglia, magari di un solo euro, resta fuori. Non è un dettaglio tecnico: è una scelta politica che stabilisce dove passa il confine tra chi ha diritto e chi no, con una linea netta e poco flessibile che penalizza famiglie in bilico, non necessariamente benestanti. L’assessora Portas, visto che oggi ha dichiarato il contrario “parlando di tutte le famiglie” dovrebbe rivedere le proprie dichiarazioni contenute nel video retorico della comunicazione istituzionale (dal minuto 0.20)
Un problema di metodo, prima ancora che di merito.
Al netto delle buone intenzioni dichiarate, resta un interrogativo di fondo che va oltre i numeri di questo singolo bando: quanto può dirsi davvero inclusiva ed efficace una misura pensata per i giovani ma decisa senza i giovani? La storia di “Giovani Vispi” insegna che il rischio, quando manca il coinvolgimento reale dei beneficiari nella progettazione delle politiche, è quello di costruire interventi che sulla carta funzionano ma che nei fatti faticano a intercettare i bisogni reali di chi dovrebbero servire.
La domanda che la Giunta regionale dovrebbe porsi non è solo quanti voucher distribuire, ma con chi , e non solo per chi , si costruiscono le politiche giovanili in Sardegna.
Nel frattempo, le operazioni di rebranding sono facilmente riscontrabili (per chi vuole vederle).
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