Europarlamento, la rivolta dei funzionari: “I posti di comando li assegnano i partiti, non il merito”
Una burocrazia che dovrebbe essere politicamente neutrale, ma che di neutrale avrebbe ben poco. È questa la denuncia che emerge dal voto in corso al Parlamento europeo per il rinnovo del Comitato del personale, l’organismo che rappresenta i dipendenti amministrativi dell’istituzione nelle trattative con la presidenza. Tutti i sindacati in corsa hanno messo al centro della propria campagna la stessa priorità: spezzare il controllo dei partiti politici sulle nomine apicali.
Su 11.200 dipendenti del Parlamento europeo , la maggior parte con sede a Bruxelles , solo 3.900 lavorano in ruoli politici, come assistenti di eurodeputati o staff dei gruppi. Gli altri 7.300 sono funzionari amministrativi che si occupano di comunicazione, gestione delle risorse umane, ricerca legislativa. Per legge europea, dovrebbero essere al di sopra delle parti. Nella pratica, sostengono i sindacati, le cose vanno diversamente.
L’appartenenza politica ha dunque (e come sempre) il sopravvento sulla competenza e sul merito. I posti migliori, inoltre, finirebbero spesso a candidati con agganci nei gruppi politici, con bandi confezionati su misura per profili già scelti in anticipo. L’Italia ha fatto decisamente scuola in Ue…
Le nomine che hanno fatto discutere.
Tre nomine dello scorso anno, ricorda una indagine di Politico, hanno sollevato più di un sopracciglio. A dicembre, Udo Zolleis , stretto collaboratore del presidente del PPE Manfred Weber , è risultato primo in una selezione per diventare direttore per l’Accademia e la Previsione, un posto di nuova creazione che i critici definiscono “cucito su misura” per il suo profilo. Ad ottobre, Simon Busuttil, ex segretario generale del PPE ed ex leader dell’opposizione maltese, è stato scelto come direttore della pianificazione nei servizi di interpretariato. A giugno, Annalisa Gliubizzi, ex vice segretaria generale del gruppo S&D, è stata nominata direttrice per le politiche esterne.
I sostenitori del sistema replicano che i dirigenti dei gruppi politici sono spesso i candidati più forti, grazie alla loro esperienza gestionale e alla profonda conoscenza dei meccanismi interni.
Il Parlamento ha bisogno di funzionari indipendenti, capaci di dare consigli imparziali e di dire ai loro superiori politici quando sbagliano. Ma, alla luce del processo di reclutamento interno al Parlamento europeo, non dovrebbe sorprendere lo stato vegetativo della democrazia Ue.
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