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Carla CongiuOsservando l’evolversi della situazione legata al coronavirus nel resto d’Europa, sembra chiaro che nessuno fosse davvero pronto ad affrontare un’emergenza simile, né psicologicamente né materialmente. Ovunque si è partiti dal minimizzare l’emergenza e dal cercare di ritardare il più possibile la messa in atto di forti restrizioni che potessero in parte contenere l’esplodere dell’epidemia di un virus che, ahimè, in maniera sempre più chiara, non conosce confini nazionali.
L’Italia, in tutto questo, ha il triste primato di essere la prima ad essere stata colpita, portandoci ad attraversare, come l’ha definita lo stesso premier Conte, “la più grande crisi che il nostro paese abbia affrontato dal dopoguerra”. Gli altri paesi Europei hanno dunque seguito, in buona parte, le misure proposte dal nostro Governo, applicandole in diversa maniera e con diverse tempistiche. Anche se alcuni, nonostante presentino già un alto numero di casi nel proprio territorio, proseguono con la strategia di attendere.
Oggi abbiamo ascoltato le storie di altri sei giovani sardi, emigrati in diversi paesi Europei, che ci hanno raccontato la loro vita all’estero in questo periodo di emergenza internazionale.


Riccardo Sunda<<Si tende a stare in casa il più possibile>> racconta Riccardo di Decimomannu, da tre anni residente a Sofia dove si occupa di customer service <<e per fortuna io ho ricevuto tutti gli strumenti per poter lavorare da casa, ma non sono sicuro che la situazione sia stata presa abbastanza seriamente fino a qualche giorno fa. Sino a oggi (venerdì 20 Marzo ndr) si può girare liberamente e, devo dire, anche io ne ho approfittato per andare in bicicletta, prima che lo proibiscano. Ma il governo bulgaro non va certo per il sottile, visto che ha già chiuso tutte le scuole, i pub e i ristoranti, tra l’altro generando la fuga dalla capitale di diverse persone che lavorano qua ma sono originari di altre città>>. Nel frattempo la Bulgaria, che conta quasi 200 casi e tre decessi <<ha anche imposto di non uscire di casa se non per necessità>> aggiunge Riccardo <<con multe fino a 5000 LEV (circa 2500 euro ndr) e ha inserito l’obbligo di utilizzare la mascherina in pubblico>>.


Obbligo inserito anche in Repubblica Ceca, il paese con il maggior numero di contagi, oltre 1100, senza contare tra i positivi nessuna morte. <<Per prendere i mezzi pubblici o andare al supermercato>> spiega Matteo, che dopo una parentesi a Tirana e Cracovia si è stabilito a Praga <<è assolutamente necessario coprirsi naso e bocca. Non so bene quanto possa essere efficace, ma lo hanno imposto e quindi ovviamente seguiamo la norma. La cosa complessa è che già dalle prime avvisaglie di contagi nel paese, c’è stata una corsa per accaparrarsele. Dopo una serie di misure graduali, come la chiusura delle scuole e l’annullamento degli eventi con più di 100 persone e il successivo divieto di ospitarne più di 30 contemporaneamente in Matteo Marrasqualunque locale, si è arrivati all’attuale chiusura. Si può ancora andare in giro senza autocertificazione, ma pare che dal 24 Marzo inizierà la “quarantena totale”>>. E per quanto riguarda il lavoro? <<Business as usual>> dice ridendo il trentottenne cagliaritano <<si va avanti come al solito, ma da casa. Per fortuna il mio lavoro di traduttore per una compagnia che si occupa di prenotazioni alberghiere me lo consente. Per quanto riguarda il resto, ci armiamo di pazienza. Per fortuna il mio coinquilino lavora per una compagnia cinematografica, e abbiamo accesso a un database di film molto fornito>>.


Dal paese con il maggior numero di contagi che non abbia ancora pianto nessuna vittima passiamo allo Stato membro dell’Unione Europea che per ultimo ha registrato un contagio. Si tratta di Cipro, dove <<è tutto chiuso da lunedì a parte market, farmacie e distributori>> racconta Carla, che sta sull’isola da pochi mesi dopo che anni fa vi aveva prestato servizio come volontaria. <<La prima cosa che hanno fatto è stato chiudere il confine tra Cipro Nord e Sud. Poi hanno obbligato chi tornava da un altro paese ad esibire il certificato che mostrasse che avevano eseguito un tampone con esito negativo, salvo poi ritrattare visto che non è una cosa che si ottiene così semplicemente, ma mettendo in quarantena in alcuni hotel tutti i rientranti. Ora hanno chiuso anche tutti i voli>> prosegue la ventinovenne di Esterzili <<e proposto a chiunque rinunciasse a rientrare per Pasqua una somma di 750 euro. Anche se il virus è giunto tardi, i contagi sono quasi 100. Io, nonostante in tanti si preoccupino per me, sono tranquilla e proseguo a lavorare da casa per l’agenzia di trading online che mi impiega>>.


Valentina Argiolas<<Preoccupazione forse ne ho un po'>> precisa invece Valentina, che da 1 anno e mezzo vive a Cork <<ma la tranquillità non manca. L’invito a stare a casa qua è stato raccolto da gran parte della popolazione e circolano davvero in pochi. Ora siamo a quasi 800 casi nella Repubblica d’Irlanda, non sono un’esperta e non so in che direzione andiamo e come finirà. Posso solo dire di essere felice. Felice di essere viva e annoiata. Forse>> aggiunge la ventinovenne di Monserrato <<sarei stata più serena in Italia, per un fatto di diritto alla salute pubblica, visto che qua quando ne ho avuto bisogno ho avuto un po’ di problemi. Ma non mi lamento, e mi tengo chiusa in casa, ora che anche il negozio di articoli per la casa dove lavoro è stato chiuso>>.


Un po’ meno tranquillità, la respira Stefano in Ungheria: <<Per quanto mi riguarda, nessun problema>> racconta il trentottenne, che da un anno risiede a Budapest dove si occupa di prenotazioni alberghiere per una multinazionale americana <<ma la gente è spaventata. I contagi qua sono poco più di 100 e si contano 6 decessi, e anche se per ora si può ancora circolare, la città è deserta e ci sono i militari in strada per controllare che i “quarantenati” rispettino le misure di restrizione. E’ Stefano Orgianastranissimo vedere questa città, una delle capitali più vive e cosmopolite d’Europa, in questa maniera. Ma non ci lamentiamo. C’è poco da fare, se non farsi una doccia in più quando si è troppo annoiati in casa>>.


<<In questi giorni io e il mio compagno siamo un po’ in tensione>> racconta invece Giorgia, da 12 anni residente a Parigi <<perché la famiglia che abita pochi piani più in basso ha dei sospetti casi di positività, con febbre e tosse e i medici che li contattano ogni giorno. I tamponi li fanno solo a chi ha bisogno di essere ricoverato, quindi non si può avere la certezza. Ma rimaniamo comunque abbastanza tranquilli, siamo già a undici giorni di isolamento volontario>>. In Francia si è arrivati già a quasi 15.000 casi e più di 500 morti <<ma le vere restrizioni, con la chiusura delle scuole, dei ristoranti e di altri luoghi di aggregazione, e il divieto di uscire e i controlli in strada, sono iniziate solo da lunedì scorso. Il virus spaventa un po’, perché Parigi in particolare, e un po’ tutta la regione dell’Île-de-France, sono molto sovraffollate, con un’enorme densità di abitanti per chilometro quadrato. Molti parigini sono fuggiti verso le seconde case e gli studenti verso le loro regioni d’origine: non è facile Giorgia Contipassare la quarantena da soli in 10 metri quadrati. Per fortuna>> prosegue la fotografa, che oltre che col compagno, condivide la sua abitazione con la sua bambina di 8 anni <<a livello di economia sembra il governo stia reagendo bene, con aiuti che riguardano anche chi deve pagare un mutuo o le aziende per trattenerle dal licenziare i propri dipendenti. Ma la crisi si sente, anche se per fortuna noi non abbiamo problemi, visto che anche il mio compagno riesce a lavorare in remoto>>. E la piccola Bianca, come vive la condizione di isolamento? <<Non male, anche se la sua percezione della situazione non è troppo chiara. Noi non calchiamo la mano ma cerchiamo di tenere dei ritmi definiti, di alzarci comunque presto e di stabilire la “tabella di marcia” giornaliera. Il sistema scolastico sta utilizzando una piattaforma unica online per permettere di seguire le lezioni. Ma sicuramente, per chi ha bambini e una casa più piccola, non deve essere facile>>.

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