17 Marzo 2026
Europa

Europa unita a parole, guerra nei fatti: Berlino affossa gli eurobond. Il sogno di un’Ue comune resta propaganda

L’unità europea? Un mantra buono per i discorsi solenni, per le foto di gruppo a Bruxelles e per le relazioni di fine mandato di qualche presidente della Commissione. Nei fatti, però, i Ventisette continuano a farsi le scarpe con metodo e fantasia, trasformando lo “spazio unico europeo” in un ring dove ciascuno, per esempio, cerca di sfilare all’altro imprese, capitali e posti di lavoro, spesso usando l’arma silenziosa – ma letale – della leva fiscale. L’ultimo capitolo di questa commedia dell’ipocrisia comunitaria va in scena sull’asse Parigi-Berlino.

Il governo del cancelliere tedesco Friedrich Merz ha infatti liquidato senza troppi complimenti la proposta di Emmanuel Macron di lanciare nuovi eurobond, debito comune per finanziare investimenti strategici. Un’idea che il presidente francese aveva presentato come una necessità vitale per consentire all’Europa di reggere la concorrenza di Stati Uniti e Cina. Ma a Berlino non hanno nemmeno fatto finta di rifletterci: poche ore dopo l’intervista di Macron a sei testate europee, è arrivato il “nein” secco, dallo stesso cancelliere che, fino a qualche giorno prima, chiedeva unità.

Lo scontro, anche se la foraggiata stampa europea ha mancato di rimarcare la rottura, si è consumato alla vigilia del ritiro dei leader Ue, dove si dovrebbe discutere proprio di indipendenza e competitività. Un tema su cui Merz prende sempre più le distanze da Macron, colpevole agli occhi tedeschi di eccessi protezionisti e di un’idea troppo interventista di politica industriale.

La Germania, dal canto suo, si presenta al tavolo con tre priorità scolpite nella pietra: approfondire il mercato unico (quello che poi ognuno aggira quando gli conviene), firmare più accordi commerciali e tagliare la burocrazia. E soprattutto riformare il bilancio Ue, oggi divorato – secondo Berlino – da spese “consumistiche” in agricoltura e coesione.

Una dinamica che suona come l’ennesima lezione impartita da chi, mentre predica rigore, non esita a praticare dumping fiscale e concorrenza sleale per attirare aziende altrui. Altro che solidarietà: l’Europa reale resta un far west dove ognuno difende il proprio fortino, e l’unità continentale rimane un sogno da convegno, utile giusto a riempire i comunicati stampa.

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