6 Settembre 2026
Europa

Europa, l’illusione di un mercato unico della difesa: lo studio del Parlamento evidenzia ostacoli politici ed economici.

La creazione di un mercato unico europeo della difesa resta un obiettivo ambizioso ma ancora lontano, frenato da barriere profonde di natura politica, economica e normativa. È quanto emerge da uno studio realizzato dagli autori Bence Nemeth, Andrew Dorman, Anna Unger per il Parlamento europeo su incarico della Commissione per la sicurezza e la difesa (SEDE).

Il documento, intitolato Tackling barriers to the single market for defence, parte da un dato di fondo: nonostante l’Unione riconosca la necessità di maggiore integrazione per aumentare efficienza, competitività e capacità di risposta alle minacce, i progressi sul campo rimangono limitati. Gli autori del report – Bence Nemeth, Andrew Dorman e Anna Unger – sottolineano che le barriere di natura politica sono le più difficili da superare, e che senza convergenza su visioni strategiche comuni sarà difficile vedere una vera svolta.

Ostacoli politici e divergenze nazionali.

Lo studio individua nei vincoli decisionali dell’Ue, nelle differenti percezioni delle minacce e nelle preoccupazioni sulla sovranità nazionale i principali ostacoli all’integrazione della difesa. Paesi con storie e culture strategiche diverse continuano a privilegiare soluzioni nazionali rispetto a un approccio condiviso, mettendo spesso al primo posto esigenze industriali interne e autonomia decisionale. La dipendenza storica dagli Stati Uniti, in termini di garanzie di sicurezza, frena inoltre l’urgenza di sviluppare una vera capacità difensiva europea.

Secondo gli autori, questi fattori politici alimentano l’accettazione della frammentazione industriale, che a sua volta ostacola la creazione di mercati su larga scala e l’interoperabilità tra sistemi militari europei. In molti casi, osserva lo studio, gli stessi attori industriali mostrano indifferenza o scetticismo verso l’integrazione, poiché i benefici derivanti da mercati nazionali protetti possono superare gli incentivi economici per cooperare su scala europea.

Frammentazione economica e mancanza di coesione.

Dal punto di vista economico, la continua segmentazione delle industrie nazionali della difesa si traduce in duplicazioni costose e in mercati non integrati, con regole e standard che variano da Stato a Stato. Ciò riduce la competitività della base industriale europea rispetto ad altri attori globali e limita la capacità dell’Ue di sfruttare economie di scala. Anche l’aggregazione della domanda – cruciale per generare massa critica e ridurre costi – resta politicamente difficile da realizzare.

Regole presenti ma applicazione incoerente.

Sul fronte normativo, l’Unione ha sviluppato strumenti come la Direttiva sugli appalti per la difesa, la Direttiva sui trasferimenti intra-Ue e il Regolamento sul Fondo europeo per la difesa, pensati per facilitare cooperazione e scambi. Tuttavia, la loro applicazione risente delle numerose esenzioni e della discrezionalità nazionale, che ne riducono l’efficacia nel creare un mercato davvero unico.

Verso una convergenza necessaria.

Lo studio conclude che la politica è il principale fattore di blocco: senza convergenza tra gli Stati membri su obiettivi strategici condivisi, difficilmente potranno funzionare né gli strumenti di mercato né quelli regolamentari. Per superare questa impasse, gli autori propongono una serie di raccomandazioni concrete, tra cui il rafforzamento della governance comunitaria con un Forum per il mercato unico della difesa, la mappatura delle priorità industriali comuni e la semplificazione delle procedure di certificazione per progetti transnazionali.

La ricerca, commissionata dal Comitato per la sicurezza e la difesa del Parlamento europeo, rivela così una realtà spesso poco visibile: dietro le dichiarazioni di intenti sulla “autonomia strategica” dell’Unione, permangono profonde resistenze nazionali che rischiano di trasformare il mercato unico della difesa in un obiettivo sempre rinviato.

foto Dati Bendo Copyright European Union, 2025