18 Luglio 2026
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Europa: Italia seconda nell’Ue per numero di giovani Neet.

L’Italia si conferma tra i Paesi europei con la più alta quota di Neet, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano, non lavorano e non seguono percorsi di formazione. È quanto emerge da un approfondimento pubblicato dal Sole 24 Ore e basato sull’elaborazione realizzata da Openpolis e dalla fondazione sociale Con i Bambini su dati Eurostat.

Il quadro a livello continentale si presenta fortemente disomogeneo. Le performance migliori si registrano nel Nord e nel Centro Europa, mentre le percentuali più elevate caratterizzano i Paesi mediterranei e dell’Est. In testa alla classifica virtuosa figurano Paesi Bassi e Svezia, che mostrano i tassi di Neet più contenuti. Sul fronte opposto, il primato negativo spetta alla Romania con il 19,4%, seguita dall’Italia al 15,2%, quindi da Lituania (14,7%) e Grecia (14,2%).

Tra i Paesi con le percentuali più basse nel 2024 compaiono invece Paesi Bassi (4,9%), Svezia (6,3%) e Malta (7,2%). Questi Stati, insieme ad altri sei, hanno già centrato l’obiettivo fissato dall’Unione europea per il 2030, che prevede di ridurre i Neet sotto il 9%. Un traguardo inserito nel piano d’azione sul pilastro europeo dei diritti sociali, con evidenti implicazioni non solo sul piano occupazionale ma anche su quello educativo.

Nel contesto europeo l’Italia resta dunque tra i Paesi più in difficoltà: nel 2024 la quota di Neet tra i 15 e i 29 anni si è attestata al 15,2%, ben al di sopra della media Ue dell’11% e lontana dal target fissato per il 2030. “Ridurre questa percentuale – sottolinea lo studio – significa limitare la dispersione della risorsa più importante di un Paese: l’energia e il talento delle giovani generazioni”.

L’analisi evidenzia inoltre marcati divari territoriali. Le percentuali più alte si concentrano nel Mezzogiorno e in città come Catania, Palermo e Napoli. Secondo gli esperti, le disuguaglianze educative incidono in modo determinante: un basso livello di istruzione, o il conseguimento di titoli non corrispondenti a competenze reali – la cosiddetta dispersione implicita – riducono le possibilità sia di proseguire gli studi sia di trovare uno sbocco occupazionale, alimentando così il fenomeno dei Neet.

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