13 Settembre 2026
Sport

Esposito. La sfida più difficile, a quanto pare, era restare

Che bello, il calcio delle interviste. Quello in cui ogni neo acquisto racconta di aver “voluto fortemente” la maglia, di essere finalmente arrivato dove il cuore lo chiamava, di cercare “sfide” e rifuggire le comode zone di conforto. Sebastiano Esposito, prima punta di scuola Inter approdata a Cagliari, lo scorso agosto aveva fatto il suo ingresso in società con il copione perfetto: piazza calda, tifoseria che spinge, “un popolo intero dietro”, il Cagliari paragonato addirittura a una Nazionale. Insomma, il solito pacchetto retorico in salasa rossoblù.

“Non amo la comfort zone, ricerco le sfide”, dichiarava lo scorso anno Esposito, spiegando di aver scelto Cagliari proprio perché, arrivando dall’Inter, rappresentava la destinazione più impegnativa possibile. Affermazione suggestiva, se non fosse che dopo meno di unanno il giocatore ha trovato il modo di rendere le cose ancora più stimolanti: lasciando il ritiro della prima squadra a Ponte di Legno senza autorizzazione. Una sfida nella sfida, verrebbe da dire, se non fosse che il club, con un comunicato piuttosto asciutto, aveva rimosso il calciatore dai convocati della sfida contro l’Union Berlino, conclusasi 2-2.

Difficile , dunque, non notare la distanza tra il repertorio e i fatti. C’è “un gruppo sano che ha voglia di lavorare”, diceva Esposito parlando dello spogliatoio rossoblù peccato che, al momento di lavorare sul serio, in ritiro, lui non ci fosse.

Anche il capitolo idoli d’infanzia meritava una standing ovation: Francesco Totti, la bandiera per eccellenza, il simbolo di un attaccamento alla maglia che si tramanda di generazione in generazione nella retorica calcistica italiana. Un riferimento perfetto, se l’obiettivo era costruire la narrazione del giocatore che arriva, si emoziona per l’accoglienza in aeroporto, promette di “non deludere i tifosi”, salvo poi, dopo meno di un anno, regalare il primo caso di cronaca del suo nuovo corso cagliaritano non per un gol, ma per un’assenza ingiustificata.

Il club, va detto, ha reagito con il minimo sindacale della fermezza istituzionale, escludendo Esposito dalla gara in Germania. Una decisione che, tradotta dal linguaggio dei comunicati ufficiali, suona più o meno come: aspettiamo di capire come va a finire prima di scomodarci troppo. Nel frattempo, resta la sensazione , non nuova, nel calcio delle dichiarazioni post-mercato , che tra le parole spese per raccontare quanto una maglia “si voglia fortemente” e i comportamenti che seguono, la distanza sia spesso proporzionale all’entusiasmo del titolo con cui vengono riportate.

Sulla “sfida più difficile”, insomma, Esposito potrebbe aver avuto ragione. Solo che, a giudicare dagli sviluppi, la sfida non era Cagliari. Era restarci.

foto Cagliari Calcio/Valerio Spano