10 Giugno 2026
Europa

Escalation in Libano e fondi alle aziende hi-tech israeliane: Bruxelles accusa Tel Aviv ma frena sulle sanzioni

Il Medio Oriente continua a scuotere i palazzi delle istituzioni europee, investiti da una doppia bufera diplomatica e finanziaria. Da un lato, l’offensiva militare israeliana nel sud del Libano, culminata con l’annuncio del controllo territoriale oltre il fiume Litani, rimarca la sistematica violazioni del diritto internazionale da parte di Israele. Dall’altro, tiene banco il solito caso dei finanziamenti dell’Unione Europea a favore di aziende tecnologiche israeliane i cui software sarebbero impiegati in contesti bellici nella striscia di Gaza. Un cordone, di fatto, mai tagliato dalla Commissione Ue.

I due fronti sono emersi contestualmente attraverso una serie di dure interrogazioni parlamentari che hanno costretto la Commissione Europea a scoprirsi, ammettendo che lo Stato di Israele sta violando i patti bilaterali con l’Unione, anche se le sanzioni economiche restano congelate a causa delle divisioni tra i governi nazionali. Un approccio, lontano dall’accanimento Ue ricordato dagli oltre 20 pacchetti di sanzione (peraltro inconsistenti) applicati alla Federazione Russa.

L’affondo sul Libano e l’alt agli aiuti bilaterali.

A sollevare la questione politica è stata l’eurodeputata Isabel Serra Sánchez (The Left), ricordando che l’azione militare guidata dal ministro della Difesa Israel Katz ha già causato oltre mille vittime civili libanesi e l’evacuazione forzata di 200.000 persone, colpendo infrastrutture vitali come ospedali e università.

La risposta dell’Alto Rappresentante per la politica estera, Kaja Kallas, fotografa una rottura diplomatica ormai profonda ma mai ufficializzata, in assenza di provvedimenti di impatto contro Israele e il suo regime sanguinario e sprezzante del diritto internazionale. Kallas ha definito “ingiustificati e inaccettabili” gli attacchi contro i civili, il personale sanitario e i contingenti di pace dell’ONU (Unifil), ribadendo il fermo sostegno dell’Unione alla sovranità e all’integrità territoriale del Libano.

La svolta più significativa riguarda la tenuta dell’Accordo di Associazione UE-Israele. La Commissione ha rivelato che una verifica ufficiale condotta sulla conformità dell’articolo 2 del trattato – che vincola le relazioni al rispetto dei diritti umani e dei principi democratici – ha evidenziato palesi violazioni da parte di Tel Aviv. In seguito a questa indagine, Bruxelles ha già bloccato tutti i propri programmi di supporto bilaterale verso Israele, a eccezione dei finanziamenti per la società civile e per il memoriale di Yad Vashem. Tuttavia, il pacchetto di sanzioni più duro è fermo al Consiglio UE, dove gli Stati membri faticano a trovare l’unanimità.

Lo scandalo dei fondi europei all’intelligenza artificiale da combattimento.

Parallelamente alla crisi diplomatica, un gruppo di eurodeputati guidato da Jan-Peter Warnke ha aperto un fronte interno di carattere etico e finanziario, accusando la Commissione di detenere quote societarie e profittare delle attività di aziende israeliane legate alle forze di difesa (IDF) e coinvolte nelle operazioni a Gaza.

Sotto la lente è finita in particolare la società Sightec, produttrice di tecnologie di navigazione assistita da intelligenza artificiale per droni, che ha ricevuto circa 2,5 milioni di euro dai programmi di ricerca europei Horizon Europe e Horizon 2020. Gli stessi vertici dell’azienda hanno ammesso pubblicamente che la tecnologia finanziata dall’Europa è stata ampiamente testata in combattimento e dispiegata su oltre 3.000 droni in missioni critiche.

La difesa tecnica dell’esecutivo UE è stata affidata alla Commissaria Zaharieva, la quale ha ricordato che tutti i candidati ai fondi europei devono superare un processo di autovalutazione etica e il vaglio di esperti indipendenti. Zaharieva ha inoltre precisato che le azioni militari dello Stato di Israele non possono essere automaticamente attribuite alle singole entità legali o alle aziende private che partecipano ai bandi di ricerca.

La proposta di blocco commerciale ed economico.

Nonostante i distinguo legali, la gravità dello scenario sul campo ha spinto la Commissione a proporre misure drastiche. Di fronte alle evidenze raccolte a Gaza e in Libano, l’esecutivo europeo ha presentato al Consiglio dell’Unione Europea una proposta formale per la sospensione delle disposizioni commerciali dell’Accordo di Associazione e l’esclusione parziale delle società israeliane dai programmi di investimento ad alta tecnologia, come l’EIC Accelerator di Horizon Europe.

foto Laurie Dieffembacq Copyright: © European Union 2026 – Source : EP