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Erasmus+ verso Nord Africa e Medio Oriente, interrogazione al Parlamento UE: “Rischi su diritti, visti e sicurezza”.

Bruxelles torna a discutere dell’apertura del programma Erasmus+ a studenti non comunitari provenienti da Nord Africa e Medio Oriente. In un’interrogazione scritta alla Commissione europea, gli eurodeputati Marieke Ehlers, Auke Zijlstra e Rachel Blom (PfE) hanno messo in dubbio l’opportunità dell’estensione, sollevando tre ordini di criticità: coerenza politica, controlli di sicurezza e impatto sui campus universitari.

Nel testo, i firmatari chiedono come la Commissione giustifichi il finanziamento di studenti provenienti da Paesi con “reputazione discutibile” su stato di diritto e diritti umani, mentre alcuni Stati membri, secondo la loro ricostruzione, subirebbero esclusioni o limitazioni nell’accesso a fondi UE, anche per Erasmus+.

Al centro anche il tema dei visti: gli eurodeputati domandano quali misure verranno adottate per evitare abusi a fini migratori o terroristici, ipotizzando controlli rafforzati e strumenti per garantire il rientro nei Paesi d’origine al termine del periodo di studio. Infine, citando carenze di libertà accademica in Paesi come Egitto, Tunisia e Marocco, l’interrogazione esprime preoccupazioni sul rischio di radicalizzazione e proteste violente, chiedendo garanzie specifiche per la sicurezza degli studenti ebrei.

La risposta della Commissione: “Controlli accurati e nessun nuovo finanziamento”.

A nome della Commissione, la vicepresidente Dubravka Šuica richiama innanzitutto il Patto per il Mediterraneo, che promuove un approccio “complessivo” alla mobilità, includendo canali legali e politiche efficaci di ritorno e riammissione.

Sul fronte sicurezza, Bruxelles sottolinea che i cittadini di Paesi terzi che richiedono visti, inclusi quelli per studio, sono sottoposti a “controlli approfonditi”. La Commissione richiama inoltre l’articolo 7 della direttiva 2016/801: chi è considerato una minaccia per la sicurezza pubblica non deve essere ammesso.

Quanto all’estensione di Erasmus+, la Commissione precisa che i partner del Mediterraneo meridionale già beneficiano dell’attuale “dimensione internazionale” del programma, finanziata attraverso lo strumento NDICI (Neighbourhood, Development and International Cooperation Instrument). Bruxelles insiste ancora sulla natura di “brain circulation” e non di migrazione: la mobilità prevista riguarda periodi limitati, tra 2 e 12 mesi, come parte di un percorso di studi avviato nel Paese d’origine, e gli studenti, secondo la Suica, rientrano per completare gli studi, confermando infine che “la Commissione aggiunge che non sono previsti fondi aggiuntivi e che le risorse attuali consentono di finanziare circa 6.000 studenti l’anno”.