Erasmus+ sotto accusa: sette anni di opacità e soldi spesi male. Ora la Corte dei Conti europea chiede chiarezza
Quello che per generazioni di studenti, adulti e giovani europei è stato il simbolo della mobilità e dell’integrazione continentale finisce sul banco degli imputati. Il programma Erasmus+, fiore all’occhiello dell’Unione Europea, è al centro di una interrogazione scritta al Parlamento Europeo firmata dal deputato rumeno Dan-Ștefan Motreanu (PPE), che mette in fila le critiche formulate dalla Corte dei Conti europea (ECA) sul futuro del programma e, implicitamente, sul suo recente passato.
La posta in gioco è alta: si parla del disegno dei programmi Erasmus+ e AgoraEU per il periodo 2028-2034, con budget in significativo aumento. Ma proprio su questo punto la Corte dei Conti lancia l’allarme: più soldi, certo, ma con le stesse, se non peggiorate, storture di governance che hanno caratterizzato gli ultimi sette anni.
Un programma sempre meno trasparente.
La diagnosi della ECA è impietosa e realistica. In primo luogo, non è chiaro come verrà ripartito il budget complessivo di Erasmus+ tra le sue diverse priorità, una confusione ulteriormente aggravata dall’integrazione del Corpo Europeo di Solidarietà nel programma. In altre parole, si va verso lo stanziamento di miliardi di euro europei senza una destinazione precisa e verificabile, in linea con le altre “poste” del futuro bilancio dell’UE 2028-2034.
A questo si aggiunge la scarsa informazione sulle sinergie previste con la nuova struttura di finanziamento di AgoraEU, il che rende impossibile valutare se e come i due programmi si coordinino davvero. Mancano inoltre regole chiare sulla fine del periodo di ammissibilità delle spese e, dettaglio tutt’altro che secondario, non esistono tetti alle spese tecniche e amministrative: un varco aperto a potenziali sprechi difficilmente controllabili.
Il nodo dei fondi “a forfait” e degli indicatori di facciata.
Il punto più critico sollevato dalla Corte riguarda il ricorso massiccio ai cosiddetti finanziamenti non basati sui costi reali, ma a forfait che, per loro natura, riducono la trasparenza e indeboliscono i meccanismi di responsabilità. In sostanza: si eroga denaro pubblico senza verificare puntualmente a cosa serva e con quali risultati concreti.
A completare il quadro, gli indicatori di performance previsti sono giudicati insufficienti per valutare in modo affidabile i risultati dei programmi. Una critica che suona come un atto d’accusa verso sette anni di rendicontazione di facciata, in cui i numeri dei partecipanti hanno spesso sostituito qualsiasi valutazione dell’impatto reale, soprattutto sulla linea Gioventù, quella destinata ai giovani non in percorsi di istruzione formale, che negli anni ha visto moltiplicarsi progetti dall’utilità discutibile e difficilmente misurabili.
La linea Gioventù: il tallone d’Achille di Erasmus+.
È proprio sul fronte giovanile che le criticità si sono rivelate più evidenti nell’ultimo settennato. Finanziati a pioggia, spesso attraverso organizzazioni intermediarie con scarso radicamento territoriale, molti progetti della componente Youth di Erasmus+ hanno prodotto convegni, seminari e “scambi giovanili” dai contorni vaghi, difficilmente rendicontabili in termini di competenze acquisite o impatto sulle comunità. Una mancanza di indicatori solidi che ha fatto delle azioni per i giovani un succedaneo delle vacanze estive per una generazione di “giovani scrocconi e viziati”.
foto National Erasmus+ Office Israel
