Erasmus+ sempre più sotto accusa: problemi di alloggio per i ricercatori stranieri.
Il programma Erasmus+, da sempre spacciato come fiore all’occhiello della cooperazione accademica europea, mostra crescenti criticità nella gestione pratica degli scambi con Paesi terzi, con il risultato di compromettere l’attrattività del programma per gli/le studiosi/e internazionali.
Il problema riguarda in particolare l’accesso agli alloggi per ricercatori provenienti da Paesi come il Giappone, evidenziato anche dal ministro giapponese dell’Istruzione durante una missione della Delegazione parlamentare per le relazioni con il Paese del Sol Levante.
Nonostante l’impegno previsto dalla Erasmus Charter for Higher Education a fornire supporto attivo nella ricerca di alloggi, nella pratica le soluzioni risultano spesso insufficienti e non tengono conto delle esigenze specifiche dei ricercatori, diverse da quelle degli studenti.
Secondo quanto emerge dai documenti ufficiali, la situazione abitativa in Europa, grazie al fenomeno dell’overtourism, è cambiata drasticamente negli ultimi anni, aggravando ulteriormente le difficoltà di chi partecipa agli scambi.
Sullo sfondo dalla Commissione europea, continuano ad essere timide le misure concrete per migliorare il supporto abitativo dei ricercatori internazionali.
Un caso, se mai ci fosse il bisogno di rimarcarlo, che mette in luce un problema strutturale del programma, che rischia di compromettere l’obiettivo dell’UE di diventare un hub globale della ricerca attraverso l’iniziativa “Choose Europe”, penalizzando quei ricercatori stranieri che dovrebbero essere al centro della strategia di internazionalizzazione universitaria.
