Erasmus+, polemica sull’estensione agli studenti extra UE: rischi, costi e poche garanzie.
L’ipotesi di estendere il programma Erasmus+ agli studenti provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente ha sollevato critiche e timori in merito alla sicurezza, ai costi per i contribuenti europei e al possibile impatto sugli studenti dell’Unione.
In un’interrogazione parlamentare l’eurodeputato Stanisław Tyszka ha espresso preoccupazione per il rischio che il programma possa diventare un canale per l’immigrazione incontrollata o essere sfruttato da soggetti criminali, accusando la Commissione di privilegiare gli interessi di Paesi terzi a scapito dei cittadini UE.
Tra i punti sollevati figurano le garanzie di sicurezza previste, il numero di studenti extra UE coinvolti, l’entità dei fondi pubblici destinati all’iniziativa e l’impatto potenziale sull’accesso e sulle risorse per gli studenti europei.
A nome della Commissione, la vicepresidente Dubravka Šuica ha chiarito che l’iniziativa rientra nel quadro del nuovo Patto per il Mediterraneo, volto a rafforzare le relazioni con i partner della sponda sud e a rendere l’Europa più resiliente.
Secondo la Commissione, l’estensione non rappresenta un ampliamento di Erasmus+ a spese del bilancio principale del programma. La mobilità internazionale degli studenti provenienti da Paesi terzi — inclusi quelli del Mediterraneo meridionale — è già prevista nell’ambito della dimensione internazionale di Erasmus+, finanziata dallo strumento NDICI – Global Europe, e non dai fondi centrali destinati agli studenti europei.
Per il periodo 2021-2027, NDICI ha già stanziato 175 milioni di euro per la mobilità di studenti e personale accademico della regione del Mediterraneo meridionale. Questo finanziamento consente ogni anno a circa 6.000 studenti universitari e membri del personale di studiare, formarsi o insegnare nell’UE, secondo un modello definito di “circolazione dei cervelli”, che prevede il ritorno nei Paesi di origine dopo il periodo di mobilità.
La Commissione ha inoltre sottolineato che l’assegnazione delle borse Erasmus+ è soggetta a controlli rigorosi: organizzazioni e individui che non rispettano i valori fondamentali dell’Unione — come lo Stato di diritto e i diritti umani — non possono ricevere finanziamenti, in linea con la revisione del Regolamento finanziario UE del 2024.
Sul piano della sicurezza, Bruxelles ricorda che i cittadini di Paesi terzi che richiedono visti per motivi di studio sono sottoposti a verifiche approfondite. In base alla Direttiva 2016/801, le persone considerate una minaccia per la sicurezza pubblica non possono essere ammesse nel territorio dell’Unione, e gli Stati membri mantengono il pieno diritto sovrano di negare l’ingresso.
Il dibattito resta aperto: da un lato, la Commissione difende l’iniziativa come uno strumento di cooperazione internazionale che non penalizza gli studenti europei; dall’altro, alcuni eurodeputati temono un uso inefficiente delle risorse pubbliche e possibili effetti collaterali in termini di sicurezza, pressione sugli atenei e concorrenza per i fondi UE.
foto National Erasmus+ Office Israel
