15 Aprile 2026
Erasmus+Europa

Erasmus+ in Grecia: conflitti di interesse e appalti sospetti

Dopo lo scandalo in Croazia e le crescenti critiche sollevate a Bruxelles sul fronte della trasparenza del programma Erasmus+ e dell’azione delle Agenzie Nazionali nei vari Paesi Ue, un nuovo caso di presunta malversazione di fondi europei scuote la Grecia. Al centro dello scandalo c’è la Fondazione per la Gioventù e l’Apprendimento Permanente, l’ente nazionale responsabile della gestione di programmi europei in materia di istruzione, gioventù e formazione continua.

Le rivelazioni, emerse da recenti pubblicazioni giornalistiche, hanno spinto l’eurodeputato greco Konstantinos Arvanitis a presentare un’interrogazione scritta alla Commissione europea, chiedendo un intervento urgente.

Secondo quanto riportato, esponenti della sezione giovanile del partito di governo occuperebbero contemporaneamente posizioni nell’organigramma della Fondazione e ruoli dirigenziali tra i beneficiari che hanno ottenuto contratti o partecipato ad assegnazioni nell’ambito dei programmi gestiti dall’ente, ovvero Erasmus+, (giovani, adulti, vet) ed ESC. Il caso si fa ancora più grave: in alcune procedure di gara, le stesse persone risulterebbero collegate a società concorrenti tra loro, configurando potenziali conflitti di interesse sistemici.

Per Arvanitis, il quadro solleva interrogativi legittimi sulla trasparenza delle procedure di aggiudicazione, sull’efficacia dei meccanismi di controllo che ogni Stato membro è tenuto a garantire e, soprattutto, sull’integrità nell’utilizzo dei fondi comunitari. Nulla di nuovo. La valutazione dei progetti Erasmus+ (come d’altronde delle altre buone pratiche di soft power dell’Ue) è decisamente opaca, incongruente e flessibile verso quanto previsto dalla guida comune del programma Erasmus+.

L’eurodeputato ha chiesto, quindi, a Bruxelles di chiarire se intenda richiedere spiegazioni formali alle autorità greche sulla gestione e i controlli dei programmi in questione, quali strumenti di vigilanza possa attivare per verificare il rispetto degli obblighi UE in materia di prevenzione dei conflitti di interesse e sana gestione finanziaria e se intenda raccogliere dati dettagliati su spese, appalti e procedure di controllo per valutare la conformità alle norme a tutela degli interessi finanziari dell’Unione.

Ieri la vicepresidente esecutiva della Commissione Ue, Roxana Mînzatu, ha confermato di essere già attivamente al lavoro per fare luce sul caso, avendo avviato una verifica diretta con la Fondazione per la Gioventù e l’Apprendimento Permanente. Le autorità europee hanno già richiesto spiegazioni dettagliate sulla gestione dei programmi, sulle procedure di aggiudicazione e sulle attività di supervisione condotte dall’ente.

Bruxelles ha ribadito il proprio impegno a garantire che il programma Erasmus+, uno dei pilastri della cooperazione europea in campo educativo, rispetti rigorosamente i principi di equità, trasparenza e parità di accesso. Ma, ormai, il calo di fiducia verso la trasparenza del processo di valutazione è sempre più compromessa. Una situazione di fatto che sta portando negli anni ad una crescente indifferenza delle organizzazioni giovanili più periferiche e meno strutturate. Altro che infoday retorici.