Erasmus+. Il budget per il 2026 supera i 5 miliardi. Aumentano i fondi ma non la trasparenza.
La Commissione europea ha pubblicato il bando Erasmus+ 2026, mettendo sul tavolo 5,2 miliardi di euro per istruzione, formazione, gioventù e sport. Una cifra importante (per i giovani però non si va mai oltre il 10% delle risorse…ricordiamolo il futuro), che permetterà – secondo Bruxelles – di finanziare progetti innovativi (ne dubitiamo), rafforzare le competenze (forse compilare qualche flipchart), promuovere la partecipazione democratica (poco sostanziale) e sostenere oltre 1,27 milioni di partecipanti e più di 100.000 organizzazioni.
Fin qui, il solito entusiasmo istituzionale: più mobilità, più cooperazione, più Europa.
L’aumento dei fondi, non della trasparenza ed equità.
Ma mentre la dotazione cresce anno dopo anno, a non crescere sono i controlli sulle valutazioni effettuate dalle Agenzie nazionali, cioè gli organismi responsabili di selezionare i progetti nei diversi Paesi.
Un aspetto che nel comunicato ufficiale della Commissione non compare e che continua a essere uno dei punti più sensibili dell’intero programma… visti anche certi precedenti.
Le Agenzie nazionali, infatti, pur in presenza di una guida europea unica per tutti, dispongono di enorme discrezionalità nella fase di valutazione, con criteri spesso opachi, decisioni non sempre motivate e scarsa possibilità per i richiedenti di ottenere una revisione reale delle valutazioni.
In teoria Erasmus+ promuove trasparenza, inclusione e partecipazione democratica; nella pratica, chi si occupa del programma sa bene che ricorsi e richieste di chiarimento finiscono quasi sempre in un vicolo cieco. I cosiddetti redress case o gli appelli al Mediatore europeo sono spesso poco sostanziali.
Un paradosso per un programma nato per “avvicinare l’Europa ai suoi cittadini”.
L’Unione delle Competenze… e delle omissioni.
La Commissione collega il nuovo bando alla strategia “Union of Skills”, pensata per sostenere l’occupazione e la formazione continua. Un obiettivo condivisibile, ma che rischia di essere indebolito da meccanismi di selezione dei progetti che non sempre premiano qualità e innovazione, quanto piuttosto la capacità — o la fortuna — di navigare una burocrazia complessa e non sempre coerente e cavalcare i tormentoni della cosiddetta Unione “del mulino bianco”, dove “tutto è giusto e perfetto”.
E mentre Bruxelles ripete che Erasmus+ è sinonimo di “inclusione” e “opportunità”, sarebbe forse il momento di chiedersi:
inclusione per chi? opportunità per chi? E soprattutto: chi verifica che le Agenzie nazionali applichino davvero criteri equi e trasparenti?
Il grande assente del comunicato.
Tra le tante cifre annunciate dalla Commissione, oggi, manca proprio quella che servirebbe di più: la percentuale delle valutazioni sottoposte a controlli di qualità indipendenti.
Perché se l’UE vuole davvero investire sulla credibilità del suo programma più celebre, non basta aumentare il budget. Serve garantire che ogni euro sia assegnato con criteri chiari, verificabili e trasparenti — non solo dichiarati, ma applicati. E se si pensa che in alcune nazioni i vertici sono scelti sulla base della discrezionalità politica…
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