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Erasmus+ 2024: tanti numeri, pochi impatti misurabili. Le ombre del report italiano.

Il Rapporto Erasmus+ 2024 restituisce l’immagine di un Programma in salute, sostenuto da budget in crescita, numeri record di partecipanti e un impegno finanziario vicino al 99%. Tuttavia, dietro la marcia trionfalistica, emergono diverse criticità strutturali che mettono in discussione la reale capacità del Programma di incidere in modo equo, misurabile e duraturo sul sistema educativo italiano ed europeo.

Inclusione: obiettivo dichiarato, risultati ancora parziali.

Uno dei pilastri di Erasmus+ è l’inclusione delle persone con minori opportunità. Ma i dati mostrano che il divario resta ampio. Nel settore scolastico, per esempio, solo circa il 10% delle mobilità coinvolge studenti o personale svantaggiato, mentre nell’istruzione superiore, pur rappresentando quasi il 18% del totale degli studenti Erasmus, meno della metà riceve un sostegno economico aggiuntivo.

Il problema principale resta quello economico: oltre il 95% degli studenti universitari con minori opportunità segnala difficoltà finanziarie. Un dato che solleva interrogativi sull’adeguatezza dei contributi previsti e sulla reale capacità del Programma di abbattere le barriere all’accesso, anziché limitarne la partecipazione a una platea già avvantaggiata.

Green travel e sostenibilità: percentuali marginali.

La sostenibilità ambientale è tra le priorità strategiche di Erasmus+, ma i numeri raccontano una realtà meno ambiziosa. I viaggi “green” rappresentano appena il 3-4% delle mobilità universitarie e poco più del 10% in ambito scolastico ed educativo per adulti.

Un risultato che appare modesto rispetto agli obiettivi climatici dell’Unione europea e che evidenzia come gli incentivi attuali non siano sufficienti a modificare comportamenti strutturali, soprattutto in un Paese caratterizzato da forti squilibri territoriali e infrastrutturali come l’Italia.

Digitalizzazione a macchia di leopardo.

La transizione digitale è indicata come leva strategica, ma resta confinata a una minoranza delle mobilità. Le esperienze legate allo sviluppo di competenze digitali coinvolgono meno del 4% degli studenti universitari e una quota limitata di docenti e staff, mentre per scuola ed educazione degli adulti i dati risultano frammentari o assenti.

Particolarmente critico è lo stato di avanzamento della European Student Card Initiative: molte università italiane mostrano bassi livelli di digitalizzazione dei Learning Agreement, con percentuali che in diversi casi restano sotto il 20%. Un ritardo che rallenta la semplificazione amministrativa e penalizza studenti e atenei meno strutturati.

Monitoraggio e valutazione: molta gestione, poca misurazione dell’impatto.

Il Rapporto dedica ampio spazio ai controlli amministrativi e finanziari, sottolineando un tasso di errore inferiore al 2% e un utilizzo quasi totale dei fondi disponibili. Tuttavia, l’efficacia qualitativa e l’impatto a medio-lungo termine dei progetti restano difficili da valutare in modo oggettivo.

La partecipazione democratica, uno dei temi chiave del Programma, viene valutata quasi esclusivamente in termini qualitativi, senza indicatori comparabili. Anche la replicabilità delle buone pratiche e il reale cambiamento nei sistemi educativi locali appaiono poco misurati, lasciando il dubbio che l’impatto resti spesso confinato ai singoli beneficiari.

Inoltre, pesa come un macigno, il dubbio che il processo valutativo delle proposte progettuali, specialmente sul fronte delle azioni di Erasmus+ Gioventù, sia fortemente condizionato da bias e discriminazione verso le cosiddette progettualità scettiche verso l’edulcorato “mondo dell’Ue e dei suoi valori”, evidenziando un potenziale problema di fondo del programma. Più utile per sostenere il soft power europeo che incidere realmente in materia di inclusione e sviluppo delle competenze trasversali dei giovani.

Criticità facilmente riscontrabili anche nelle contraddittorie valutazioni dei valutatori (compresi quelli esterni) delle Agenzie Nazionali per i giovani nei vari Paesi Ue.

Il rischio: Erasmus+ come “programma di spesa”, non di trasformazione.

Il Rapporto Erasmus+ 2024 conferma, però, l’efficienza gestionale dell’Agenzia nazionale e la capacità di intercettare risorse europee. Ma proprio l’enfasi sui numeri rischia di oscurare il nodo centrale: quanto Erasmus+ stia davvero contribuendo a ridurre le disuguaglianze, accelerare la transizione verde e digitale e rafforzare la cittadinanza europea.

Senza un sistema di valutazione più rigoroso sugli impatti reali e senza un rafforzamento degli strumenti per l’inclusione e la sostenibilità, il rischio è che Erasmus+ continui a crescere come macchina amministrativa, ma fatichi a trasformarsi in un vero motore di cambiamento strutturale.

Senza contare che i fondi, specialmente nel settore Gioventù (che dovrebbe rappresentare la priorità del programma), rappresentano solo il 10,3% delle risorse totali, mentre la parte più consistente va all’istruzione e alla formazione (circa l’83%).

foto National Erasmus+ Office Israel