Equilibri mentali nell’era del “troppo”: alla Camera la sfida dell’infobulimia
Presso la Sala Matteotti di Palazzo Theodoli-Bianchelli si è tenuto un confronto cruciale su uno dei mali invisibili del nostro tempo: l’eccesso di informazioni. Il convegno “Equilibri mentali nell’era del troppo: tra infobulimia, overload e nuove competenze” ha riunito istituzioni ed esperti per analizzare come la velocità degli ultimi vent’anni abbia trasformato radicalmente il nostro rapporto con l’informazione e il tempo.
Un affanno collettivo: la nascita del termine “Infobulimia”
L’apertura dei lavori, affidata ai saluti istituzionali dell’On. Laura Cavandoli, ha tracciato il perimetro di una nuova realtà: un mondo accelerato dove il problema non è più reperire dati, ma “sopravvivere” ad essi. Come sottolineato dalla Dott.ssa Beatrice Lomaglio (AIF) al giorno d’oggi l’individuo “è costantemente oppresso da una molteplicità di ruoli e da un flusso inarrestabile di stimoli”.
Una condizione, quella dell’età moderna, che ha trovato un riconoscimento formale soltanto nel 2025, con l’inserimento del termine infobulimia nel dizionario Treccani. Non si tratta solo di una parola nuova, ma della fotografia di un “affanno collettivo”: un sovraccarico capace di provocare ansia cronica e di ridurre drasticamente la capacità di prendere decisioni.
L’impatto neuro-psicologico: il cervello sotto pressione
Durante la prima tavola rotonda, la Dott.ssa Alessandra Medda ha evidenziato le conseguenze biologiche e psicologiche di questo stile di vita. La tecnologia, pur essendo una risorsa, viene spesso utilizzata in modo disfunzionale. Il cervello è costretto a modificare il proprio funzionamento per assecondare la velocità richiesta, impattando negativamente sulla capacità attentiva e sulla sfera emozionale.
Anche il fenomeno dello scrolling compulsivo altera la percezione temporale: “Passiamo ore sui dispositivi e ci sentiamo, paradossalmente, con sempre meno tempo a disposizione”, ha sottolineato la Dott.ssa.
Organizzazione e formazione: le leve della sostenibilità
Ma quali sono le soluzioni per vivere vite sostenibili? Nel rispondere a tale domanda, la Dott.ssa Alessandra Janousek (APOI) e i relatori hanno individuato nell’organizzazione personale la competenza chiave. Diversi studi accademici confermano l’importanza fondamentale di allenare un’abilità di autoregolazione che permetta di stabilire priorità reali, restituendo un senso di controllo e riducendo, di conseguenza, lo stress percepito.
La formazione infine non può stare indietro: deve evolvere e adeguarsi a un contesto rigenerativo e non passivo, capace di fornire un linguaggio comune e strumenti pratici. Solo attraverso una visione condivisa e il dialogo tra associazioni sarà possibile trasformare il “troppo” in una dimensione gestibile, rimettendo l’equilibrio mentale al centro dell’agenda sociale ed economica.
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