ePrivacy a rischio: l’UE rinuncerà agli impegni sulla privacy per lo stallo sul regolamento CSA?
Da oltre tre anni il Consiglio dell’Unione europea è bloccato sull’adozione del regolamento per la prevenzione e la lotta contro gli abusi sessuali sui minori online (CSA Regulation), presentato dalla Commissione nel 2022 (COM/2022/0209).
Nel frattempo, la deroga alla Direttiva ePrivacy, introdotta dal Regolamento (UE) 2024/1307, scadrà ad aprile 2026.
Questa deroga – pensata come misura temporanea – consente alle piattaforme online di scansionare le comunicazioni private per individuare materiale pedopornografico, una pratica che solleva forti dubbi sul rispetto dei diritti fondamentali e della riservatezza delle comunicazioni.
La denuncia dell’eurodeputata Birgit Sippel.
L’eurodeputata Birgit Sippel (S&D), da sempre impegnata sui temi della protezione dei dati e dei diritti digitali, ha rivolto una interrogazione prioritaria alla Commissione europea, criticando la scelta di presentare proposte transitorie invece di affrontare in modo strutturale il nodo della privacy.
Secondo Sippel, la Commissione avrebbe agito “durante la pausa parlamentare”, esercitando pressioni sui legislatori per arrivare a un accordo “affrettato e poco trasparente”.
In particolare, l’eurodeputata ha sollecitato la Commissione a riferire sull’intenzione di prorogare l’accordo oltre il mese di aprile 2026 nonostante il Parlamento e il Consiglio avessero definito l’ultima estensione come un’eccezione e, ancora, sull’assenza di dati completi e affidabili nei rapporti di monitoraggio.
Sippel solleva inoltre la questione della mancata apertura di procedure d’infrazione contro gli Stati membri che non hanno fornito le informazioni richieste in tempo o in modo accurato.
La risposta della Commissione europea.
Ieri, il commissario Magnus Brunner, a nome della Commissione, ha ribadito che la priorità resta la protezione dei minori e il raggiungimento di un compromesso politico nel Consiglio per poter avviare i negoziati con il Parlamento europeo, che ha già adottato la sua posizione negoziale il 22 novembre 2023.
Secondo la Commissione, la rilevazione volontaria dei contenuti di abuso online «ha avuto un ruolo determinante nel salvare bambini da abusi in corso e nell’arrestare autori di reati all’interno dell’UE».
Per questo motivo, Bruxelles non esclude una nuova proroga del regolamento transitorio (UE) 2021/1232), se la situazione di stallo dovesse proseguire.
Il nodo tra sicurezza e diritti fondamentali.
Il regolamento CSA ha riaperto una delle questioni più controverse dell’agenda digitale europea: come conciliare la protezione dei minori con la tutela della privacy.
Le misure di “scansione” dei contenuti privati sono considerate da molti esperti altamente invasive, poiché rischiano di violare la segretezza delle comunicazioni sancita dalla Carta dei diritti fondamentali dell’UE.
Organizzazioni per i diritti digitali e autorità garanti della privacy hanno più volte denunciato il rischio di una sorveglianza generalizzata. Alcune piattaforme, infatti, hanno già scelto di non utilizzare gli strumenti di rilevazione automatica per evitare di incorrere in violazioni dei diritti fondamentali.
Un bilancio ancora incompleto.
La Commissione ha annunciato che sta completando il rapporto di attuazione del regolamento transitorio, con la raccolta dei dati forniti dagli Stati membri e dai fornitori di servizi online. Tuttavia, le informazioni risultano frammentarie e parziali, rendendo difficile una valutazione oggettiva sull’efficacia delle misure adottate.
Bruxelles ribadisce che l’obiettivo è «garantire un equilibrio tra la sicurezza dei minori e la protezione della privacy», ma la prospettiva di una nuova proroga senza un chiaro accordo politico solleva dubbi crescenti tra i deputati europei e la società civile.
Tra privacy e protezione: un bivio europeo.
Il futuro dell’ePrivacy e del regolamento CSA rappresenta oggi uno dei principali nodi politici e giuridici dell’Unione europea.
Da un lato, la necessità di contrastare i reati online e proteggere le vittime più vulnerabili; dall’altro, la difesa del diritto alla riservatezza e alla libertà digitale.
Con la scadenza del 2026 che si avvicina, Bruxelles dovrà decidere se estendere ancora la deroga o se affrontare finalmente il cuore del problema: creare un quadro normativo che protegga i minori senza sacrificare i diritti fondamentali dei cittadini europei.
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