Energia rinnovabile in Sardegna, la Corte Costituzionale: “Il Ministero non può ignorare le leggi regionali”
Il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica ha oltrepassato i propri confini istituzionali, scavalcando una prerogativa che spetta esclusivamente alla Corte costituzionale. È questa, in sintesi, la conclusione cui è giunta la Consulta con la sentenza numero 88, depositata oggi, con cui ha accolto i ricorsi promossi dalla Regione Sardegna e annullato sei decreti ministeriali contenenti valutazioni di impatto ambientale su altrettanti impianti agrivoltaici.
Il caso.
Al centro della vicenda c’è la legge regionale sarda numero 20 del 2024, che individua le aree idonee e non idonee all’installazione di impianti da fonti energetiche rinnovabili nel territorio dell’isola. Il Ministero dell’ambiente, nell’adottare le valutazioni di impatto ambientale su sei progetti agrivoltaici , tre in provincia di Oristano e tre in provincia di Sassari , aveva deciso di ignorare quella legge, ritenendola di fatto illegittima perché in contrasto con gli obiettivi europei sulla diffusione delle energie pulite e con la normativa statale in materia.
Una scelta che la Regione ha contestato duramente, sollevando due distinti conflitti di attribuzione davanti alla Corte costituzionale, poi riuniti in un unico procedimento.
La decisione.
La Consulta ha dato ragione alla Sardegna su tutta la linea. Il punto dirimente è di natura squisitamente costituzionale: nel nostro ordinamento, gli articoli 127, 134 e 136 della Costituzione riservano alla sola Corte costituzionale il potere di dichiarare illegittime le leggi regionali. Fino a quella dichiarazione, la legge è vigente e deve essere applicata da tutti, incluse le amministrazioni dello Stato.
Il Ministero, invece, aveva fatto il contrario: aveva preso atto dell’esistenza della legge regionale e poi l’aveva deliberatamente ignorata, motivando la scelta con un’ordinanza cautelare del Consiglio di Stato che aveva sospeso una disposizione ministeriale ritenuta eccessivamente permissiva nei confronti delle Regioni. Per la Corte, questo percorso argomentativo non regge: un’ordinanza cautelare di un giudice amministrativo non attribuisce al Ministero il potere di sindacare la legittimità costituzionale di una norma regionale, né tanto meno di disapplicarla.
Un principio già affermato in precedenza.
Non è la prima volta che la Consulta affronta un caso simile. Nel 2022, con la sentenza numero 26, aveva già accolto un analogo conflitto promosso dalla Sardegna, quando alcune Soprintendenze avevano scelto di non applicare un’altra legge regionale sarda, impugnata ma ancora in vigore. Il principio è lo stesso: una legge regionale produce i propri effetti fino a quando la Corte non ne accerta l’illegittimità. Dopodiché, e solo da quel momento, cessa di avere efficacia.
Le conseguenze.
I sei decreti di valutazione di impatto ambientale sono stati annullati. I relativi progetti di impianti agrivoltaici dovranno quindi essere rivalutati tenendo conto della normativa regionale vigente al momento dell’adozione dei provvedimenti, ferme restando le conseguenze della successiva sentenza numero 184 del 2025, con cui la Corte aveva già dichiarato parzialmente illegittima la stessa legge regionale numero 20 del 2024 , senza tuttavia toccare la competenza della Regione a individuare le aree idonee e non idonee all’installazione degli impianti.
foto Di Monticiano – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=128627839
