Energia, guerra e mercati: l’Europa al bivio tra Russia e Medio Oriente.
Il presidente russo Vladimir Putin ha lanciato un segnale distensivo verso l’Europa in materia energetica, dichiarando che Mosca è pronta a riprendere le forniture di petrolio e gas ai Paesi europei, a patto che questi manifestino concretamente la propria disponibilità a una cooperazione libera da condizionamenti politici.
“Se le aziende e gli acquirenti europei decidessero di riorientarsi verso una collaborazione duratura e sostenibile, priva di considerazioni politiche, sarebbero i benvenuti. Non abbiamo mai rifiutato e siamo pronti a lavorare con loro”, ha dichiarato Putin nel corso di un forum dedicato alle questioni energetiche, aggiungendo che Mosca attende segnali dalle capitali europee.
Il presidente russo ha al contempo sottolineato che la Russia continuerà ad aumentare le forniture di idrocarburi verso quelli che ha definito partner affidabili in altre aree del mondo. Sul fronte dei mercati globali, Putin ha lanciato poi un allarme, ricordando che i prezzi del petrolio sono già saliti di oltre il 30% nelle ultime settimane, e le tensioni nello Stretto di Hormuz potrebbero causare gravi interruzioni alle forniture nel giro di un mese.
Il G7 monitora i mercati e non esclude il ricorso alle riserve strategiche.
La fiammata dei prezzi energetici tiene in allerta anche i grandi Paesi industrializzati. Riuniti a Ginevra, i ministri delle Finanze del G7 hanno discusso la possibilità di attingere alle riserve strategiche di petrolio per stabilizzare i mercati, pur precisando che al momento tale misura non è ancora necessaria.
Il ministro dell’Economia francese Roland Lescure ha confermato la disponibilità del gruppo ad agire in caso di ulteriore deterioramento della situazione: “Siamo pronti a prendere le misure necessarie, incluso il ricorso alle riserve strategiche per stabilizzare il mercato. Ma non siamo ancora a quel punto”.
Nel frattempo il greggio Brent ha toccato brevemente quota 119 dollari al barile, il livello più alto dall’inizio della guerra in Ucraina nel 2022, prima di assestarsi intorno ai 103 dollari. Lescure ha tuttavia rassicurato: non si registra alcuna carenza di approvvigionamento né in Europa né negli Stati Uniti, e il 97% dei distributori di carburante francesi era regolarmente rifornito nella mattinata di lunedì. La Francia dispone di riserve strategiche sufficienti a coprire circa 117 giorni di consumo.
Orbán prova a far ragionare Bruxelles: “Sospendere subito le sanzioni sull’energia russa”.
Dal fronte europeo arriva invece una voce fuori dal coro. Il premier ungherese Viktor Orbán ha inviato una lettera alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen chiedendo la “immediata rimozione” di tutte le sanzioni UE sull’energia russa.
“Dobbiamo rivedere e sospendere tutte le sanzioni imposte all’energia russa in Europa”, ha affermato Orbán in un videomessaggio, indicando come causa del suo intervento la minaccia di un’impennata dei prezzi del gas e del petrolio, aggravata non solo dal conflitto in Medio Oriente ma anche dalla sospensione, da parte di Kiev, del transito di petrolio russo attraverso il gasdotto Druzhba.
“Il blocco petrolifero imposto da Zelenskyy rappresenta la minaccia più seria non solo per Ungheria e Slovacchia, ma per tutta l’Unione europea”, ha sottolineato il premier di Budapest.
foto © Portuguese Presidency of the Council of the European Union 2021 – Gonçalo Delgado
