Energia e competenze: il Governo impugna la legge sarda sulle rinnovabili, salva quella su LIS e LIST.
Il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Roberto Calderoli, ha passato al vaglio diciotto leggi approvate da Regioni e Province autonome. Al termine dell’esame, il Governo ha deciso di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge della Regione Sardegna n. 31 del 6 novembre 2025, che introduce modifiche alla normativa regionale sulle aree idonee e non idonee all’installazione di impianti da fonti di energia rinnovabile (FER).
Secondo l’Esecutivo, alcune disposizioni della legge sarda eccedono le competenze statutarie della Regione e risultano in contrasto con la normativa statale ed europea in materia di libertà di iniziativa economica e di produzione, trasporto e distribuzione dell’energia. Da qui la contestazione della violazione degli articoli 41 e 117, primo e terzo comma, della Costituzione, oltre ai principi di uguaglianza e di buon andamento della pubblica amministrazione sanciti dagli articoli 3 e 97.
Una nuova impugnazione che rilancia sul podio l’attuale maggioranza al Governo della Regione sul fronte delle leggi impugnate dall’Esecutivo nazionale. Un primato, ormai raggiunto, che dovrebbe far riflettere sui toni usati nel corso della XVI Legislatura dai cosiddetti “campioni” del Campo largo.
Nessuna impugnativa, invece, per la legge regionale n. 30 del 3 novembre 2025, anch’essa della Regione Sardegna, che interviene sulla disciplina dei requisiti degli interpreti LIS e LIST, modificando la normativa del 2022. In questo caso, il Governo non ha riscontrato profili di incostituzionalità.
Resta il dato politico: l’ennesima legge regionale impugnata solleva interrogativi sulla qualità della produzione normativa. Forse l’attuale legislatore regionale dovrebbe interrogarsi più seriamente sulla propria capacità di legiferare nel rispetto dei vincoli costituzionali e del quadro normativo nazionale ed europeo.
