Emergenza abitativa nell’UE, crescono difficoltà di accesso e disparità territoriali.
La scarsità di alloggi adeguati, sostenibili e accessibili rappresenta una delle principali sfide sociali per l’Unione Europea, con impatti che travalicano il settore dell’edilizia toccando salute, istruzione e mercato del lavoro. È quanto emerge dal nuovo studio “Mapping the housing needs in the EU, assessing the impacts of scarcity and providing an overview of relevant EU legislation”, pubblicato oggi su richiesta della Special Committee on the Housing Crisis del Parlamento Europeo.
Il rapporto, frutto di mesi di analisi congiunta di dati statistici, consultazioni di esperti e casi di studio, delinea un quadro complesso in cui – nonostante l’abitazione sia riconosciuta come diritto fondamentale – permangono profonde disparità tra Stati membri, aree urbane e rurali, nonché tra diverse fasce di popolazione.
Disuguaglianze marcate tra Nord, Sud e Est dell’UE.
Secondo lo studio, Paesi dell’Europa meridionale e orientale segnalano tassi molto elevati di sovraffollamento e deprivazione abitativa, mentre in quelli dell’Europa occidentale e settentrionale la principale criticità riguarda il costo degli alloggi e l’insufficiente offerta rispetto alla domanda. I centri urbani europei, in particolare, registrano un aumento dei prezzi di vendita e locazione che supera di gran lunga la crescita dei redditi.
Le difficoltà spaziano dai problemi di accesso all’abitazione per giovani e famiglie a basso reddito, alle condizioni abitative degradate, con impatti negativi sulla salute fisica e mentale, sulla partecipazione al lavoro e sull’inclusione sociale delle fasce più vulnerabili.
Domanda, offerta e fattori strutturali.
Lo studio evidenzia come fattori demografici – quali invecchiamento della popolazione, crescita degli individui che vivono da soli e mobilità – si combinino con ostacoli strutturali alla costruzione e alla ristrutturazione di nuove unità abitative. Tra questi, l’elevato costo delle costruzioni, vincoli nell’uso del suolo, regolamentazioni rigide e carenza di forza lavoro nel settore edilizio
A complicare il quadro vi è anche la crescente finanziarizzazione del settore immobiliare, con un ruolo sempre più forte di investitori istituzionali e fondi speculativi che trasformano l’abitazione da bene sociale a asset finanziario, contribuendo all’aumento dei prezzi e alla riduzione dell’offerta di alloggi accessibili..
Ruolo delle politiche europee.
Lo studio non limita l’analisi ai problemi, ma valuta anche l’impatto delle norme e degli strumenti europei esistenti, come le direttive sull’efficienza energetica degli edifici e i programmi di finanziamento. Secondo gli autori, tali strumenti hanno portato a miglioramenti qualitativi, ma la loro efficacia risulta disomogenea tra i Paesi, soprattutto per differenze nell’attuazione pratica e nelle capacità amministrative nazionali.
Raccomandazioni per affrontare la crisi abitativa.
Per superare la crisi abitativa, il rapporto propone un approccio integrato su tre fronti: rafforzare la legislazione europea e gli standard per includere obiettivi sociali nei regolamenti energetici e nell’edilizia; aumentare investimenti su larga scala, ampliando iniziative come l’European Affordable Housing Initiative per sostenere nuove costruzioni e ristrutturazioni; migliorare la capacità amministrativa e di governance degli Stati membri per implementare efficacemente le politiche abitative.
