15 Luglio 2026
PoliticaSardegna

Emendamenti puntuali in Sardegna. La prima manovra finanziaria (e non solo) di “Ale e soci” lede l’art. 3 della Costituzione?

La Manovra finanziaria regionale, finalmente, finisce nel mirino del MEF. Dopo quella siciliana, quindi, anche per la manovra (la prima di “Ale e soci”) il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha deciso di farsi sentire.

Serie perplessità, in particolare, sono state messe in evidenza dal Dipartimento della Ragioneria Generale dello Stato, organo tecnico del Ministero dell’Economia e delle Finanze, secondo il quale sulla manovra finanziaria approvata lo scorso aprile dal Consiglio regionale della Sardegna, guidato dalla nuova maggioranza di centrosinistra, pendono gravi criticità nella gestione dei contributi erogati a enti pubblici e privati: in sintesi, mancano i criteri oggettivi di assegnazione e non è stata attivata alcuna procedura pubblica di selezione.

Un’anomalia che non riguarda, invece, i fondi gestiti dalla Presidenza del Consiglio regionale, dove – secondo quanto rilevato – l’erogazione è avvenuta attraverso bandi pubblici, con regolare domanda da parte dei beneficiari e successiva rendicontazione delle attività svolte. Una prassi trasparente che, però, resta un’eccezione nel panorama generale all’interno di via Roma.

Nel mirino i cosiddetti emendamenti “puntuali”, ovvero le norme inserite in fase di approvazione della legge finanziaria su iniziativa diretta dei consiglieri regionali (anche se a questo giro per nascondere la paternità degli “sciacalli/e di via Roma” sono stati utilizzati i più generici assesorati). In questi casi, secondo il MEF, le risorse sono state assegnate senza criteri condivisi, dando luogo a un sistema opaco e disomogeneo che, di fatto, crea “figli e figliastri”, come da consuetudine che da diversi lustri caratterizza l’attività del legislatore di via Roma.

Il giudizio del Dipartimento non si ferma, però, alle irregolarità formali. Il Ministero richiama infatti il legislatore regionale al rispetto dei principi fondamentali dell’ordinamento, sottolineando che la Regione è tenuta ad “applicare con particolare rigore il canone della ragionevolezza”, per evitare violazioni dei principi di uguaglianza e imparzialità sanciti dall’articolo 3 della Costituzione.

Tra i casi più emblematici nella manovra, i finanziamenti per complessivi 300mila euro a un’associazione giovanile riconducibile al Partito Democratico sardo, per iniziative prive di adeguata giustificazione e assegnate senza alcuna gara pubblica. Tra queste, la realizzazione di murales per un importo pari a 60mila euro.

Ora la questione passa al Dipartimento per gli Affari Regionali, che sta valutando la possibilità di proporre l’impugnativa della legge finanziaria davanti alla Corte Costituzionale. L’ipotesi sarebbe fondata proprio sulla violazione dell’articolo 3 della Carta, analogamente a quanto avvenuto per la legge regionale n. 3 del 2025 approvata dalla Sicilia. In quel caso, l’intervento diretto del presidente Renato Schifani ha portato a un dietrofront, evitando il contenzioso.