11 Settembre 2026
Europa

Elusione delle sanzioni UE contro l’Iran: Bruxelles ammette il rischio

Un’interrogazione scritta presentata dall’eurodeputata tedesca Hannah Neumann (Verdi/ALE) riporta l’attenzione sull’efficacia reale delle sanzioni imposte dall’Unione europea contro il regime iraniano, alla luce di inchieste giornalistiche che avrebbero documentato l’uso sistematico di strutture societarie complesse per aggirarle.

Le accuse dell’inchiesta.

Secondo quanto richiamato nell’interrogazione, alcune indagini giornalistiche avrebbero rivelato che individui legati all’élite dirigente iraniana ricorrerebbero a un articolato sistema di società di comodo, azionisti fiduciari (nominee shareholders), società offshore e investimenti immobiliari sparsi in tutta Europa, allo scopo di occultare la reale proprietà dei beni e mantenere così accesso ai mercati europei nonostante le sanzioni imposte dai Paesi partner.

Sulla base di questi elementi, Neumann ha posto alla Commissione tre quesiti: come valuti il rischio che le sanzioni vengano aggirate attraverso strutture proprietarie che coinvolgono familiari, fiduciari o società costituite in Paesi terzi; quali azioni concrete siano state intraprese per aiutare gli Stati membri a individuare e congelare beni riconducibili, seppur indirettamente, a soggetti sanzionati o vicini al regime; e se l’attuale quadro normativo europeo su antiriciclaggio e trasparenza della titolarità effettiva sia davvero sufficiente a intercettare simili pratiche.

La risposta della Commissione: “Il rischio esiste, ma va valutato caso per caso”.

A rispondere, il 24 agosto 2026, è stata la commissaria Maria Luís Albuquerque, che ha confermato come Bruxelles sia consapevole del fenomeno. Nella sua replica, la Commissione riconosce esplicitamente che “strutture di proprietà e controllo complesse possano essere impiegate per eludere le sanzioni”.

Viene precisato che il regime sanzionatorio UE non si limita a colpire le persone ed entità formalmente inserite nelle liste, ma si estende anche alle entità possedute o controllate da queste ultime, e che nel caso specifico dell’Iran le sanzioni europee coprono espressamente anche le situazioni di proprietà o controllo indiretto utilizzate a fini elusivi. La Commissione precisa tuttavia che la valutazione di tali situazioni deve avvenire caso per caso, senza fornire dati aggregati sull’efficacia dei controlli finora effettuati.

Gli strumenti annunciati: linee guida e task force.

Sul piano operativo, la Commissione dichiara di continuare a supportare gli Stati membri attraverso l’emanazione di linee guida, il coordinamento nell’ambito della Freeze and Seize Task Force e la cooperazione con i partner internazionali. A questo si affianca un lavoro in corso, previsto dal considerando 105 del Regolamento antiriciclaggio, per definire linee guida sull’identificazione dei titolari effettivi nei casi di strutture societarie complesse, corredate da esempi pratici destinati a facilitare il compito dei soggetti obbligati.

Parallelamente, l’Esecutivo comunitario segnala di stare elaborando una metodologia per condurre una valutazione del rischio a livello UE, prevista dall’articolo 7 della direttiva antiriciclaggio, che dovrebbe documentare in modo approfondito il rischio di mancata attuazione o elusione delle sanzioni finanziarie mirate. Viene infine richiamata la direttiva (UE) 2024/1226, che impone agli Stati membri di criminalizzare l’elusione delle sanzioni UE, incluso l’occultamento della proprietà o del controllo di beni e risorse economiche.

Le criticità che restano sul tavolo.

Nonostante il riconoscimento del problema, la risposta della Commissione lascia diverse questioni irrisolte. Anzitutto, l’ammissione che la valutazione dei casi di elusione debba avvenire “caso per caso” suggerisce l’assenza di uno strumento sistematico e proattivo capace di individuare in modo strutturale le reti di proprietà occulta, lasciando di fatto agli Stati membri l’onere principale dell’accertamento.

In secondo luogo, gli strumenti annunciati , le linee guida sulla titolarità effettiva e la metodologia di valutazione del rischio a livello UE , risultano ancora in fase di elaborazione, senza che venga indicata una tempistica precisa per la loro adozione, a fronte di un fenomeno che, secondo le inchieste citate nell’interrogazione, sarebbe già in atto da tempo.

Resta inoltre non chiarito il grado di efficacia concreta della Freeze and Seize Task Force nell’individuare specificamente i beni riconducibili a soggetti legati al regime iraniano, poiché la risposta della Commissione non fornisce dati quantitativi su sequestri, congelamenti o indagini avviate in relazione a questo specifico dossier.

Infine, il rimando alla direttiva (UE) 2024/1226 sulla criminalizzazione dell’elusione delle sanzioni sposta di fatto la responsabilità dell’applicazione concreta sugli Stati membri, sollevando interrogativi sull’uniformità e sull’efficacia dell’attuazione a livello nazionale, un aspetto su cui la risposta della Commissione non offre elementi di verifica.