Elezioni primarie negli USA: sei Stati al voto
Gli americani di sei stati , California, Iowa, Montana, New Jersey, New Mexico e Dakota del Sud , si sono recati ieri alle urne per le elezioni primarie che potrebbero ridisegnare gli equilibri di potere al Congresso. Un appuntamento cruciale in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.
In palio ci sono 35 seggi senatoriali, di cui due da elezioni suppletive. Tra essi undici sono considerati battleground, le cosiddette “zone di battaglia”, secondo l’analisi di Ballotpedia. L’unico Stato tra quelli al voto oggi a rientrare in questa categoria è l’Iowa, dove il seggio lasciato vacante dalla senatrice repubblicana Joni Ernst , che ha annunciato il ritiro dopo un decennio a Capitol Hill, potrebbe rivelarsi contendibile. In tutti gli altri Stati, l’esito appare già segnato.
Attualmente i repubblicani controllano 22 dei 35 seggi in scadenza, contro i 13 dei democratici, con una maggioranza complessiva al Senato di 53 a 45. Eppure le acque si stanno agitando: i sondaggi mostrano i consensi del presidente Donald Trump ai minimi storici, mentre l’inflazione alimentata dalla guerra con l’Iran pesa sempre più sulle famiglie americane. I democratici iniziano a intravedere una possibile conquista della camera alta.
Sul fronte della Camera dei Rappresentanti, la California , lo Stato più popoloso della nazione , guida il gruppo con ben 52 collegi al voto. Solo il New Jersey supera la soglia delle due cifre, con 12 seggi in corsa. Gli altri Stati si fermano a poche unità.
Se al Senato il quadro resta incerto, alla Camera la partita è apertissima. Il presidente della Camera, il repubblicano Mike Johnson, dispone di una maggioranza risicatissima: soli cinque seggi di vantaggio, con 217 deputati contro 212. Un margine che lascia pochissimo spazio agli errori.
Secondo il sito 270ToWin, 180 seggi sono considerati sicuramente repubblicani e 179 sicuramente democratici. Ulteriori 29 pendono verso il Partito Repubblicano, 28 verso quello Democratico. Restano 19 collegi in bilico, veri e propri campi di battaglia che potrebbero decidere le sorti del Congresso.
Sullo sfondo di questa competizione aleggia la guerra per il ridisegno delle circoscrizioni elettorali voluta da Trump. Il presidente ha sollecitato i governatori e i legislatori repubblicani dei singoli Stati a ridisegnare le mappe dei collegi congressuali in favore del suo partito una mossa – già rodata da Viktor Orbàn in Ungheria – che risponde alla consapevolezza, più volte ammessa dallo stesso Trump, che il partito al governo tende storicamente a perdere seggi alle elezioni di metà mandato.
Il Texas è stato il primo ad aderire, scatenando una vera e propria corsa al gerrymandering. La California ha risposto con una contromossa: un nuovo disegno dei collegi approvato dagli elettori con una maggioranza schiacciante di due a uno. Una scelta che potrebbe ridurre sensibilmente i nove seggi attualmente in mano ai repubblicani nello Stato.
Le primarie proseguiranno in tutto il Paese fino all’inizio di settembre, con il Delaware ultimo al voto il 15 settembre.
foto thewhitehouse.gov
